In Iran sta avvenendo un massacro. I manifestanti scesi in piazza per protestare contro i presunti brogli elettorali delle scorse elezioni presidenziali rischiano di subire sequestri, torture al fine di estorcergli false confessioni, e l’uccisione da parte del regime. La stessa sorte rischiano blogger e giornalisti indipendenti. Leggi in proposito questo articolo.
Noi del sito aderiamo all’iniziativa promossa dalla trasmissione radiofonica Zapping di solidarietà per i manifestanti iraniani: “Drappi verdi. Bandiere verdi alla finesta per la democrazia in Iran“. Vi invitamo tutti da Lunedì 6 Luglio 2009 ad esporre dalle finestre una bandiera o un drappo verdi in segno dei manifestanti iraniani per la democrazia.
L’Iran nominalmente è una Repubblica Islamica. Il 12 giugno 2009 in Iran si sono svolte le elezioni presidenziali. I principali candidati al ruolo politico di presidente sono stati il presidente conservatore uscente Mahmud Ahmadinejad, il moderato Mir Hossein Mussavi, il riformista Mehdi Karrubi, l’ex capo del Corpo dei guardiani della rivoluzione islamica Mohsen Rezai. E’ stato riconfermato il presidente uscente Mahmud Ahmadinejad. Gli altri due candidati citati non hanno riconosciuto la leggittimità della ri-elezione. Contestano infatti presunti brogli, che sembrano essere avvalorati dal fatto che anche le autorità iraniane ammettono che su 50 distretti elettorali su 360 vi sono stati più voti che aventi diritto al voto. La giustificazione delle autorità si basa sul fatto che in Iran si può votare anche non nella città di residenza. Per altro la guida suprema (sia politica che religiosa) dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei prima delle elezioni ha appoggiato decisamente, anche senza nominarlo la ri-elezione del presidente uscente Ahmadinejad.
In massa i giovani e gli studenti Iraniani hanno votato il 12 giungno per il canditato moderato Mussavi. Le elezioni si sono svolte con lunghe file e pacificamente come anche documentato dai giornalisti stranieri che vi hanno assistito (ascolta questo documento audio da radioradicale.it). Nonostante vi fossero aspettative quasi certe di un successivo ballottaggio tra Ahmadinejad e Mussavi, il presidente uscente è stato riconfemato con oltre il 60% dei voti (fonte). In risposta a questi risultati già il giorno 13 giugno ci sono già state manifestazioni nei pressi della sede del candidato sconfitto Mussavi la quale è prossima al ministero dell’interno di Teheran. La polizia che aveva militarizzato la zona ha risposto con la violenza a queste manifestazioni. I manifestanti sono stati caricati e manganellati dalla polizia senza alcun discrimine di sesso o età (ascolta questo documento audio da radioradicale.it). Lo stesso giorno in serata sempre i giornalisti hanno potuto testimoniare come nel ministero degli interni vi fossero file di ragazzi arrestati dalla polizia, in ginocchio, con le mani legate dietro la schiena, alcuni dei quali venivano a turno manganellati e altri ancora spinti dentro a camionette della polizia che li trasportavano altrove (ascolta questo documento audio da radioradicale.it). Il giorno 15 giugno una folla di due milioni di persone si è riversata nelle strade della capitale dell’Iran, tinta dal colore verde (ascolta questo documento audio da radioradicale.it). All’Onda verde si è unito anche Mussavi dicendosi pronto per il martirio (fonte). Anche in questo giorno i poliziotti iraniani si sono macchiati di violenze inaudite arrivando ad uccidere un numero imprecisato di manifestanti. Le manifestazioni si sono protratte nei giorni a seguire. La morte per mano di un miliziano del regime della Repubblica Iraniana di una giovane ragazza di nome Neda ha fatto il giro del mondo. Sono stati ora espulsi i giornalisti stranieri e sono stati bloccati fino a pochi giorni fa servizi di messagistica istantanea telefonica e sul web (SMS e twitter in particolare). Il premio Nobel 2003 per la pace Shirin Ebadi giurista iraniano parla di 1200 arresti e oltre 100 morti (fonte).
Ahmadinejad è un personaggio che ha negato a più riprese il diritto di esistere dello stato di Israele, e che viene accusato di aver perseguitato intellettuali liberi, giornalisti, donne, omosessuali (fonte). Ad una recente riunione dell’ONU, quando era investito ancora del suo primo incarico presidenziale, ha ribadito le sue posizioni apertamente (fonte); i rappresentanti europei in segno di sdegno e protesta hanno abbandonato l’assemblea in quella sede. Mussavi non è un rivoluzionario ma rappresenta comunque una discontinuità rispetto ad un personaggio fosco come Ahmadinejad che purtroppo viene appoggiato dalla guida suprema l’ayatollah Ali Khamenei. L’Iran a nostromodo di vedere, si rivela più che una repubblica, un regime dittatoriale teocratico integralista. I giovani e la base più istruita della popolazione comincia a dare segni di insofferenza al regime, come testimonia sempre a nostro modo di vedere le manifestazioni dell’Onda verde. I manifestanti dell’Onda verde che si stanno facendo massacrare protestano per il loro diritto negato di eleggere il presidente della Repubblica Islamica. Noi del sito vogliamo manifestare la nostra solidarietà per questa parte della popolazione iraniana che rivendica il diritto, di cui dispongono sulla carta, di eleggere il presidente della Repubblica Iraniana. La nostra speranza è che possa avvenire una nuova rivoluzione iraniana, questa volta democratica. In Iran la forza della polizia è molto grande, ed i manifestanti probabilmente da soli non possono nulla. Inoltre la protesta è nata nella capitale, mentre il resto della popolazione contadina non si è fatta partecipe delle proteste. Quello che si può sperare è in un convergenza di interessi tra quelli democratici della base e quelli magari di altra natura, magari economici di una classe del paese. Difficilmente altrimenti la base potrà piegare la polizia usata dal regime per intimidire e scoraggiare la protesta. Vogliamo ulteriormente sottolineare come a nostro modo di vedere una rivoluzione democratica o comunque un riscatto da parte della popolazione dei suoi diritti non possa attendere come protagonisti nessun altro che la stessa popolazione iraniana.
Il modo con il quale allora vogliamo manifestare la vicinanza a questi manifestanti che per la giusta causa democratica si stanno sacrificando è quella di solidalizzare con loro e manifestare la nostra vicinanza aderendo alla iniziativa “Drappi verdi” di Zapping. Essa consiste nell’esposizione da Lunedì 6 Luglio 2009 di una bandiera o un drappo verdi dalla finestra delle abitazioni, uffici o edifici comunali. L’iniziativa viene ben esposta qui sul sito di Zapping, trasmissione radiofonica della RAI che va in onda sulla stazione Radio1 ogni sera dalle 19:40 circa, diretta dal Dott. Aldo Forbice.
Ultima analisi nella quale ci addentriamo è quella del pericolo che rappresenta anche per le nazioni limitrofe, e quindi per la sicurezza internazionale il regime iraniano. In Iran si sono condotti con successo sperimentazioni di missili di media-lunga gittata in grado di colpire Israele e le basi americane nel Golfo persico (fonte). Inoltre parallelamente a questo in Iran sta avanzando un piano nucleare, il quale a detta del regime dovrebbe essere solo a scopi civili e non bellici, per acquisire la tecnologia necessaria per la produzione di energia elettrica dalla fonte nucleare. Un motivo in più per aderire alla campagna “Drappi verdi”, della quale noi del sito abbiamo cercato di dare una nostra idea e giustificazione.


