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	<title>FireTeam &#187; Sistema</title>
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	<description>#fuoco@AzzurraNet</description>
	<lastBuildDate>Tue, 16 Mar 2010 15:55:56 +0000</lastBuildDate>
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		<title>SpeedUp Debian Boot</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 15:55:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[debian]]></category>

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		<description><![CDATA[In un epoca in cui si usano calcolatori che compiono milioni di flop  al secondo, è alquanto paradossale dover attendere una vita per il boot  della propria macchina; questa problematica risulta irrilevante se si  utilizza il calcolatore come server in quanto non si è costretti a  continui avvii del computer, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un epoca in cui si usano calcolatori che compiono milioni di flop  al secondo, è alquanto paradossale dover attendere una vita per il boot  della propria macchina; questa problematica risulta irrilevante se si  utilizza il calcolatore come server in quanto non si è costretti a  continui avvii del computer, ma è sentita dagli utenti desktop e  soprattutto dalle persone che utilizzano un notebook.<br />
In questa guida  cercherò, senza garanzie e senza pretese, di fornire qualche consiglio  utile basato sulla mia esperienza su come ridurre I tempi di boot.<br />
Prima  di iniziare però gradirei fare due premesse: prima di tutto ci tengo a  precisare che I seguenti consigli non sono esclusivamente farina del mio  sacco, ma il 50% è preso in giro da internet; mi sarebbe piaciuto  fornire I link dai quali mi sono documentato ma purtroppo preso dalla  foga del momento ho dimenticato di salvarli. In secondo luogo vorrei  aggiungere che ci sono altri metodi per accedere in modo più veloce del  solito al proprio ambiente di lavoro (vedi la sospensione su disco) ma  questa guida ha come scopo quello di ridurre I tempi di un “normale”  boot di un computer “general purpose”.</p>
<p><span id="more-813"></span></p>
<div><strong>NB</strong><br />
L&#8217;autore  non si ritiene responsabili per eventuali danni causati al sistema  operativo o per eventuali perdite di dati.<br />
Qualsiasi commento, nota o  correzione è ben accetto.</div>
<p>Prima di tutto forniamo un pò  di informazioni sulla macchina cavia, in modo da fornire un termine di  paragone per I risoltati; la macchina in questione è un pò vecchiotta in  quanto viene utilizzata essenzialmente per smanettarci:</p>
<div>
<strong>CPU</strong>:  Intel Pentium III (Coppermine) 600  Mhz<br />
<strong>Cache</strong>: 256 KB<br />
<strong>RAM</strong>: 252 MB<br />
<strong>SWAP</strong>: 512MB<br />
<strong>Filesystem</strong>:  ext3 sia per root direcory che per le home (dicono che reiserfs  garantisca prestazioni migliori, ma con quello che è successo al suo  creatore non credo che lo sviluppo continuerà)<br />
<strong>Sitema Operativo</strong>:  GNU/Linux Debian sid con Server Grafico attivato e LXDE come Desktop  Environment.</div>
<p>Il sistema in questione è stato installato  tramite net-install e selezionando I seguenti gruppi di pacchetti:</p>
<div>
- Desktop environment<br />
- Print server<br />
-  Standard system</div>
<div>
<strong>NB</strong><br />
Installare  più o meno software rispetto a quello utilizzato in questa guida può  naturalmente influire sui tempi di boot in quanto cambia il set di  demoni avviati al primo boot della macchina</div>
<p>Procediamo  fornendo una panoramica sulla modalità di boot del PC ed in particolare  dei sistemi GNU/Linux.<br />
Il primo elemento che entra in esecuzione è il  BIOS (Basic Input/Output System) ovverro un programma che risiede in un  chip della scheda madre che si occupa di riconoscere una parte  dell&#8217;hardware (generalmente il processore, I lettori ottici e I dischi  fissi). Una volta finita la ricognizione dell&#8217;hardware il BIOS legge  l&#8217;MBR (Master Boot Record) del disco di avvio pemettendo così il  caricamento del boot loader ovvero quel software che vi permette di  scegliere il sistema operativo da avviare.<br />
La maggior parte delle  distribuzioni di Linux permette di scegliere tra LILO (LInux LOader)  e  GRUB<br />
(GRand Unified Bootloader); Debian di default utilizza GRUB.<br />
Il  boot loader si occupa di caricare il kernel scelto nella memoria ram.<br />
A  questo punto il kernel Linux acquisisce il controllo e, in un sistema  Debian, avvia init (pacchetto sysvinit). Init è semplicemente un  sofwtare che seguendo un elenco più o meno ordinato avvia un insieme di  demoni tra I quali (nel caso in cui si utilizzi un greeting grafico)  GDM, KDM o altri.<br />
Riassumendo, graficamente la procedura di boot può  essere rappresentata dalla seguente linea temporale:<br />
<img src="http://dmp.altervista.org/img/GUIDE/lineaboot.png" alt="" /><br />
A  tal proposito ho ritenuto utile suddividere la guida in 4 parti, ognuna  delle quali è dedicata ad una specifica fase della procedura di boot.</p>
<div>Punto 1 &#8211; I giusti parametri del BIOS</div>
<p>Sebbene  la maggior parte delle moderne schede madre sono equipaggiate da BIOS  che permettono personalizzazioni davvero minime, è consigliabile  effettuare tutto il possibile per fare in modo che il tempo che va tra  l&#8217;accenzione del computer ed il caricamento del boot loader sia ridotto  all&#8217;osso.<br />
Sebbene sia consigliabile utilizzare la versione più  recente per il proprio BIOS, questa è un&#8217;operazione ad alto rischio in  quanto, come sicuramente saprete, può compromettere il funzionamento  della scheda madre; mi sento quindi di consigliarla esclusimanete ad  utenti di PC quali HP e TOSHIBA (ce ne saranno altri ma io conosco  questi) che forniscono sul proprio sito un utility per flashare il BIOS  all&#8217;ultima versione disponibile. Premetto che però tali utility vengono  sviluppate per essere eseguite sotto Windows (presumo solo per scopi  commerciali) quindi è un&#8217;operazione che vi consiglio di fare prima di  installare Linux; nel caso in cui Linux già sia presente sul vostro PC,  se disponete di un ampia partizione di swap, potreste provare ad  installare temporaneamente Windows su tale partizione (che diventerebbe  NTFS o FAT32), lasciando così illese sia la partizione di root che le  home.</p>
<div>
<strong>NB</strong><br />
Installare Windows  sulla partizione di swap comporta comunque la cancellazione di GRUB dal  MBR e la perdita di un&#8217;eventuale sessione salvata tramite la sospensione  su disco.</div>
<p>Per quanto riguarda I parametri se  utilizzare un BIOS Award come quello della macchina in questione avete  ampi margini di smanettamento (vi rimando a google per le guide a  proposito) altrimenti una cosa che sicuramente potete fare è selezionare  l&#8217;unità dove risiede GRUB come la prima da avviare; in caso contrario  il BIOS controllerà prima la presenza di eventuali CD/DVD nel lettore  ottico o se è possibile (nei modelli che lo prevedono) effettuare il  boot da LAN.</p>
<div>Punto 2– Configurazione del  Boot Loader</div>
<p>Lo scopo di questa sezione è ridurre il tempo  necessario a GRUB per avviare il caricamento del kernel. Purtroppo anche  qui non abbiamo la possibilità di fare tanto se non tentare di  diminuire al minimo l&#8217;interazione di GRUB con l&#8217;utente.<br />
Se infatti  avviamo la nostra macchina sempre e solo con lo stesso kernel e se non  abbiamo altri sistemi operativi installati, possiamo dire a GRUB di non  mostrare la schermata con la lista dei sistemi operativi disponibili e  di diminuire a zero l&#8217;attesa che di solito viene impiegata per dare  all&#8217;utente l&#8217;opportunità di scegliere cosa avviare.<br />
A tal proposito  bisogna procedere con la modifica del file /boot/grub/menu.lst settando a  0 (zero) la voce <strong>timeout</strong> e decommentando la linea.</p>
<div>Punto 3.1 – Installare il  Kernel giusto</div>
<p>Inutile dire che l&#8217;ideale sarebbe compilare il  kernel a mano ed eliminare tutto quello che non ci occorre (compresa l&#8217;  Initial RamDisk Image), ma sono dell&#8217;opinione che è una cosa alquanto  tediosa da fare esclusivamente per sistemi embendeed; resta comunque il  fatto che almeno una volta nella vita è un&#8217;esperienza che un utente  Linux DEVE fare perchè consente di conoscere infiniti concetti che  altrimenti resterebbero ignoti.<br />
Utilizzeremo quindi il parco kernel  fornito da mamma Debian: quello che dobbiamo fare è scegliere il kernel  specifico per la nostra architettura, nel mio caso essendo un Pentium  III ho scelto il kernel ottimizzato per processori i686.<br />
Per avere  una lista dei kernel disponibili (naturalmente mi aspetto che I  repository siano configurati) occorre digitare da terminale</p>
<div>
$apt-cache search –names-only linux-image</div>
<p>per  verificare il kernel utilizzato</p>
<div>
$uname  -r</div>
<p>La scelta del kernel dedicato alla nostra  architettura è un&#8217;operazione che ci consentirà anche durante il nostro  lavoro di ottenere prestazioni migliori in quanto il kernel dovrebbe  utilizzare le istruzioni macchina specifiche per la nostra CPU.</p>
<div>Punto 3.2 &#8211; I giusti parametri di Boot</div>
<p>Nel  tempo che va tra il caricamento da parte di GRUB e l&#8217;avvio di init, il  kernel compie delle azioni di default quali riconoscimento hardware ed  altro. Configurando propriamente il boot loader facendo in modo che  quest&#8217;ultimo passi degli utili parametri d&#8217;avvio al kernel, possiamo  cercare di bypassare le azioni che risultano inutili per l&#8217;utilizzo che  facciamo del nostro PC.<br />
La lista dei parametri che è possibile  passare al kernel linux è smisurata a tal proposito mi limito ad  elencare e spiegare quelli che io ho ritenuto utili e vi rimando alla  lettura di questa guida.<br />
Torniamo ad editare il file  /boot/grub/menu.lst e modifichiamo le seguenti righe SENZA ELIMINARE IL  CANCELLETTO:</p>
<div>
<strong><br />
# kopt=  root=/dev/hda2 rootfstype=ext3 mem=512m ro<br />
# defoptions= quiet  noresume vga=788<br />
</strong></div>
<p>a questo punto:</p>
<div>
$update-grub</div>
<p>Naturalmente questi  sono I valori relativi alla macchina in questione quindi non vanno presi  come paramentri generali.</p>
<div>
-  root=/dev/hda2: indica qual&#8217;è il disco che contiene la partizione di  root (“/”); questo parametro non comporta miglioramenti in fase di boot  ma è indispensabile al kernel per avviare il sistema.<br />
-  rootfstype=ext3: indica con quale filesystem è stata formattata la  partizione di root; ho pensato che specificandolo apertamente il kernel  avrebbe evitato di tentare di capirlo da solo.<br />
- mem=512m: specifica  la quantità di memoria disponibile; come sopra ho pensato che il kernel  evitasse di calcolare la memoria RAM disponibile.<br />
- ro: specifica di  montare inizialmente la partizione di root in sola lettura, inutile per  le prestazioni in fase di boot ma utile per eseguire il controllo del  disco.<br />
- quiet= specifica al kernel di non riportare a video l&#8217;output  di tutte le sue operazioni in fase di boot ma di visualizzare  semplicemente il messaggio “Loading kernel&#8230;”; ho pensato che, anche se  in minima parte, potesse essere utile diminuire le operazioni per la  stampa sullo standard output.<br />
- noresume: se non si utilizza la  sospensione su disco, tramite “noresume” evitiamo che il kernel analizzi  la partizione di swap per ricercare eventuali sessioni ibernate.<br />
-  vga=788: imposta Il framebuffere della scheda video; inutile ai fini  della riduzione del tempo di boot.</div>
<div>Punto 4 – Riduzione della procedura di avvio dei  demoni</div>
<p>Prima di iniziare ad addentrarci in questa sezione,  consiglierei di studiare a fondo il funzionamento di sysv-init al fine  di comprendere le azioni che compieremo e la procedura di boot in  generale.<br />
Consiglio inoltre di installare bootchart, uno strumento  che ci permetterà di avere informazioni più dettagliate e soprattutto di  monitorare I miglioramenti di quest&#8217;ultima fase della procedura di  boot.</p>
<div>
$apt-get install bootchart  bootchart-view</div>
<p>Poi modificare il file  /boot/grub/menu.lst ed aggiungere la seguente il seguente comando <strong>init=/sbin/bootchartd”</strong> ai parametri di boot del nostro kernel.<br />
Bootchart verrà avviato come  primo processo dal kernel e si occuperà poi di avviare init e di  monitorare il suo comportamento.<br />
A questo punto riavviare il sistema e  poi digitare</p>
<div>
$bootchart -f png</div>
<p>Questo  comando ci permetterà di ottendere un immagine png che conterra il  grafico rappresentante la nostra procedura di boot:</p>
<div>
<img src="http://dmp.altervista.org/img/GUIDE/PRIMA.png" alt="" /></div>
<p>La  figura rappresenta I demoni avviati ed il tempo occorso per ciascun  avvio; in alto possiamo leggere il tempo totale impiegato: 57secondi.</p>
<div>Punto 4.1 – Disabilitazione demoni inutilizzati</div>
<p>Installiamo  il pacchetto sysv-rc-conf ed avviamo sysv-rc-conf come root; questa  utility ci permette di gestire I demoni avviati da init durante la fase  di boot del sistema. Ogni demone rappresenta un servizio che il nosto  computer ci fornirà; analiziamo quelli del calcolatore in questione.</p>
<div>
<img src="http://dmp.altervista.org/img/GUIDE/servizi.png" alt="" /></div>
<p>Eliminando  le “X” possiamo disabilitare I servizi che non utiliziamo;  personalmente io ho eliminato</p>
<div>
-  avahi-daemon: http://avahi.org/<br />
- exim4: è un MTA, utilizzato anche  in locale per inviare all&#8217;utente root eventi amministrativi, ma a me non  serve<br />
- lpd: dovrebbe essere un demone per la gestione della stampa  ma penso che utilizzando cups se ne possa fare a meno<br />
- nfs-common:  non utilizzando alcun net-filesystem lo elimino<br />
- policycoreutils:  dovrebbe gestire le politiche di sicurezza selinux ma penso che per uso  domestico se ne possa fare a meno, o per lo meno io l&#8217;ho disabilitato e  non ho avuto problemi<br />
- ssh: nel caso in cui sia attivo il demone ssh  e non vi occurre rendere accessibile il pc da remoto disabilitatelo</div>
<div>
Per gli altri demoni vi rimando a Google ed a man.</div>
<div></div>
<div>Punto 4.2 – Disabilitazione terminali inutilizzati</div>
<p>Solitamente  in un sistema GNU/Linux è possibile usufruire di più console  accessibili tramite la combinazione di tasti CTRL + ALT + Fx.<br />
Di base  Debian ne attiva 6 testuali ed una dove eseguirà il server grafico ma  difficilmente un utente desktop avrà bisogno di 6 console grafiche. A  tal proposito può essere utile lasciare abilitate esclusivamente la  console con il server grafico ed un unica console testuale utile per  eventuali assistenze tecniche.<br />
Editiamo il file /etc/inittab e  commentiamo le seguenti righe:</p>
<div><strong><br />
1:2345:respawn:/sbin/getty 38400 tty1<br />
#2:23:respawn:/sbin/getty  38400 tty2<br />
#3:23:respawn:/sbin/getty 38400 tty3<br />
#4:23:respawn:/sbin/getty 38400 tty4<br />
#5:23:respawn:/sbin/getty 38400  tty5<br />
#6:23:respawn:/sbin/getty 38400 tty6<br />
</strong></div>
<div>Punto 4.3 – Parallelizzare l&#8217;avvio dei servizi</div>
<p>Sysvinit  avvia un demone solo quando quello precedente segnala che il suo  startup è avvenuto con successo. Modificando opportunamente I file di  configurazione possiamo istruire init affinche avvii I demoni  direttamente senza aspettare risposta dal demone precedente.</p>
<div>
$echo “CONCURRENCY=shell” &gt;&gt;  /etc/default/rcS</div>
<div>Punto 4.4 –  Sostituire BASH con DASH</div>
<p>Alcuni demoni durante la fase di  avvio necessitano di essere eseguiti in una shell; di default la shell  utilizzata sia per l&#8217;avvio che per gli utenti è BASH (Bourne Again  SHell), la più diffusa e completa del mondo Linux. Utilizzare uno  strumento tanto potente solo per fornire un ambiente di esecuzione ai  demoni risulta però controproducente; può essere quindi più indicato  installare e settare come shell di default DASH, uno strumento più  modesto ma che fa comunque il suo lavoro.</p>
<div>
$apt-get  install dash<br />
$dpkg-reconfigure dash</div>
<p>A questo punto  il link /bin/sh punterà a /bin/dash di conseguenza quest&#8217;ultima verrà  usata in fase d&#8217;avvio. Questa operazione non dovrebbe comunque intaccare  le potenzialità della shell usata dall&#8217;utente in quanto quest&#8217;ultima è  indicata nel file /etc/passwd<br />
[pagebreak]</p>
<div>Punto 4.5 – Settare in modo ottimale I demoni di rete</div>
<p>All&#8217;avvio  il sistema controlla il file /etc/network/interfaces per sapere come  gestire le interfacce di rete, se non settato corretamente il sistema  all&#8217;avvio potrebbe cercare di richiedere I parametri di rete per  un&#8217;ipotetica interfaccia ethernet scollegata. A tal proposito il mio  consiglio è quello di istruire il sistema affinche all&#8217;avvio configuri  automaticamente solo l&#8217;interfaccia di loopback.<br />
Editare il file  /etc/network/interfaces nel seguente modo:</p>
<div><strong><br />
# This file describes the network interfaces  available on your system<br />
# and how to activate them. For more  information, see interfaces(5).</p>
<p># The loopback network interface<br />
auto  lo<br />
iface lo inet loopback<br />
#Wired Interface<br />
#<br />
#DHCP(default)<br />
iface  eth0 inet dhcp<br />
</strong></div>
<div>Punto 4.6 –  Ordinare l&#8217;avvio dei demoni</div>
<p>Analizzando gli script dei  demoni presenti in /etc/init.d ci accorgiamo che sulla testa di ognuno  di essi sono specificate, attraverso alcuni commenti, le dipendenze di  ogni demone rispetto ad altri. Tali commenti non sono interpretati da  init che avvia I demoni basandosi sui numeri interi specificati nel nome  dello script (vd. /etc/rc2.d/).<br />
Accade quindi che init avvia un  demone che spreca cicli CPU attendendo l&#8217;avvio del demone dal quale  dipende.<br />
Esistono sistemi alternativi a sysv-init che si basano sulle  dipendenze dei demoni (initNG) o sugli eventi da essi generati (Upstart  di Ubuntu) ma il nostro intento è quello di configurare in modo  ottimale sysv-init che è lo standard de facto.<br />
Sarebbe quindi utile  analizzare le dipendenze dei demoni e cambiare I numeri interi in modo  da ordinare la fase di boot; fortunatamente l&#8217;utility InsServ lo fa al  posto nostro:</p>
<div>
$apt-get install  insserv<br />
$dpkg-reconfigure insserv</div>
<p>Eccoci  alla fine.<br />
Riavviamo il PC e rianalizziamo l&#8217;output di bootchart -f  png</p>
<div></div>
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		<title>Uso della Tecnologia ISDN</title>
		<link>http://www.fireteam.it/2010/01/uso-della-tecnologia-isdn/</link>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 14:25:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>saverio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Reti]]></category>
		<category><![CDATA[isdn]]></category>
		<category><![CDATA[pbx]]></category>

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		<description><![CDATA[Integrated Services Digital Network, o ISDN, è una rete digitale che dà supporto a molti servizi di voce e dati. La definizione tecnica dell&#8217;ISDN, che investe diverse componenti delle reti, risale alle raccomandazioni ITU-T della serie I del 1984 e comprende numerose altre pubblicazioni dello stesso ITU-T e dell&#8217;ETSI (European Telecommunications Standard Institute) fatte negli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Integrated Services Digital Network, o ISDN, è una rete digitale che dà supporto a molti servizi di voce e dati. La definizione tecnica dell&#8217;ISDN, che investe diverse componenti delle reti, risale alle raccomandazioni ITU-T della serie I del 1984 e comprende numerose altre pubblicazioni dello stesso ITU-T e dell&#8217;ETSI (European Telecommunications Standard Institute) fatte negli anni successivi.</p>
<h2><strong>Integrated Services Digital Network &#8211; ISDN<br />
</strong></h2>
<p>ISDN è un servizio di <em>telefonia digitale</em> basato sul protocollo ISDN. Quindi con il termine ISDN ci riferiamo sia al protocollo, sia al servizio implementato dal protocollo stesso.</p>
<p>ISDN: protocollo che descrive come si svolgono le chiamate<br />
Una rete ISDN è quindi una rete digitale anche integrata nei servizi, in cui le diverse parti, il terminale, la rete di accesso, la rete di trasporto, sono realizzate per offrire gli stessi servizi. Elementi fondamentali per il supporto di tali servizi sono il protocollo di segnalazione della rete di trasporto ISUP (ITU-T Q.767) e della rete di accesso DSS1 (ITU-T Q.931), che fanno parte della pila di protocolli del sistema di segnalazione a canale comune n°7 insieme ad altri descritti nelle Racc. ITU-T serie Q. Attraverso tali protocolli vengono trasportate le informazioni che consentono l&#8217;espletamento dei diversi servizi; un esempio per tutti l&#8217;identità del chiamante, che viene trasportata dai protocolli di segnalazione dalla rete del chiamante verso la rete e il terminale del chiamato.</p>
<p><span id="more-755"></span></p>
<p>In Europa è usata la variante ISDN-DSS1 sviluppata da ETSI (European Telecomunications Standards Institute).<br />
Sull&#8217;accesso BRA ISDN sono disponibili una serie di nuovi servizi come la segnalazione del numero telefonico di chi chiama (Caller ID) e il multinumero, cioè la possibilità di avere fino ad otto numeri telefonici sullo stesso abbonamento, ciascuno assegnato ad un apparecchio diverso (es. uno per il telefono, uno per il fax, uno per il modem in ingresso&#8230;). La tecnologia digitale utilizzata da ISDN garantisce una qualità audio molto elevata, eliminando completamente la diafonia e buona parte dei disturbi presenti nella tradizionale telefonia . In Italia ISDN BRA viene fornito in modalità mononumero o multinumero: è possibile cioè richiedere fino a 7 numeri telefonici diversi oltre al numero principale. Sempre sull&#8217;accesso base (BRA), che comprende 2 canali B a 64 Kbit/sec, è possibile collegarsi ad Internet sia ad una velocità di 64 Kbit/s, pagando una semplice telefonata, sia, se il Provider utilizzato lo permette, ad una velocità di 128 Kbit/s, sostenendo però il costo di due chiamate contemporanee. Inoltre sono disponibili i servizi di avviso di chiamata, conferenza a tre, presentazione dell&#8217;identità del chiamante (Caller ID), trasferimento di chiamata e per alcuni Operatori anche il servizio di richiamata su occupato.</p>
<p>Molto diffusa in Italia un tipo particolare di NT, chiamata NT1+, che ha al suo interno anche un Terminal Adapter (TA) a/b, capace di gestire due porte analogiche, permettendo cosi&#8217; di connettere direttamente all&#8217;NT1+ apparati analogici come telefoni tradizionali o fax di gruppo 3. L&#8217;installazione della borchia ISDN deve essere richiesta al proprietario della rete.</p>
<p>Una ulteriore configurazione degli accessi è il &#8220;punto-punto&#8221; e &#8220;punto-multipunto&#8221; che in buona sostanza esprime il modo di dialogare della rete con uno o più terminali lato utente. La configurazione &#8220;punto-punto&#8221; è adottata in presenza, lato utente, di centralini (PABX)collegati sia su accesso primario che in pool di accessi base. La configurazione punto-multipunto è adottata ad esempio negli accessi base in cui sul bus isdn sono collegati dispositivi con numeri diversi (MSN) quali telefoni isdn, modem isdn, fax G4. La differenza tecnica che contraddistingue anche le due tipologie è il cosiddetto TEI, che viene utilizzato nel protocollo ISDN, per il quale una punto-punto è fisso a zero, mentre sulla punto-multipunto è variabile e deciso dalla centrale pubblica. Per capire se la tipologia e punto-punto o punto-multipunto, soprattutto nel caso di accesso base mononumero, bisogna contattare l&#8217;operatore che fornisce il servizio, non esistono veri e propri standard.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">CALLER-ID</span>:</strong> è la funzione che ci permette di vedere il numero di chi ci chiama.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">MULTINUMERO</span>:</strong> Possibilità di avere fino a 8 numeri su una singola linea ISDN. Ovviamente bisognerà assegnare un numero per ogni apparecchio.</p>
<p>Il collegamento ISDN più diffuso è quello base, a due canali (detto BRI):</p>
<li>1° Canale: 64 kbit/s</li>
<li>2° Canale: 64 kbit/s</li>
<li>3° Canale aggiuntivo: 16 kbit/s (usato per le segnalazioni)</li>
<p>La banda totale e&#8217; 144 kbit/s!!! Di questa banda, solo i canali da 64 kbit/s sono sfruttati per trasferire informazioni utili all&#8217;utente finale, quindi in effetti l&#8217;utente beneficia di 128 kbit/s (sempre teorici)</p>
<h2>Architettura ISDN</h2>
<h3>Alcuni termini</h3>
<ul>
<li><strong>NT (Network Terminator)</strong>: Traduce il segnale proveniente dalla centrale telefonica, mediante <em>U-BUS</em>, in segnale utilizzabile dai nostri dispositivi ISDN, su <em>S-BUS</em>. Inoltre il Network Terminator permette di attaccarci</li>
<li><strong>TA (Terminal Adapter) </strong>: Permette di allacciare vecchi dispositivi analogigi al Network Terminator, in moda da poterli riutilizzare. E&#8217; indicato per i vecchi FAX <img src='http://www.fireteam.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' />  .</li>
</ul>
<h3>Esempio NT (Network Terminator)</h3>
<p>Un Network Terminator, che prende in ingresso un U-Bus dalla linea ISDN, e caccia in output due S-Bus per allacciarci due dispositivi ISDN (ad esempio due telefono ISDN).</p>
<p>Notiamo che in S-Bus non è che un cavo ethernet, usato per ISDN&#8230; e (forse) per U-Bus si usa il doppino telefonico, o anche in questo caso un cavo ethernet.</p>
<h2>Configurazione di ISDN</h2>
<p>Una linea ISDN può avere varie configurazioni, in modo da adattarsi all&#8217;hardware con il quale deve funzionare (esempio PBX &#8211; centralino telefonico).</p>
<h3>Canali</h3>
<p>ISDN supporta due tipi di canali:</p>
<p><strong>-&gt; Canale B</strong> (Bearer): sono canali utilizzati per i dati ed hanno una banda prefissata di 64 kbit/s.</p>
<p><strong>-&gt; Canale D</strong> (Delta): sono canali usati per segnalazioni e controllo; in particolari configurazioni possono essere usati anche per i dati. La banda passante assegnata ad un canale D varia al variare del tipo di <em>Accesso ISDN</em>.</p>
<h3>Accesso ISDN</h3>
<p>Esistono due tipi di accesso ISDN:</p>
<ul>
<li><strong>Accesso BRI [Basic Rate Interface - Accesso Base]</strong>:&#8211; 2 canali B&#8211; 1 canale D a 16 kbit/s==&gt; Totale 2B+D = 144 kbit/s</li>
<li><strong>Accesso PRI T1 [Basic Rate Interface - Accesso Base]</strong>: (America, Giappone)&#8211; 23 canali B&#8211;  1 canale D a 64 kbit/s==&gt; Totale 23B+D = 1536 kbit/s</li>
<li><strong>Accesso BRI E1 [Basic Rate Interface - Accesso Base]</strong>: (Europa, Asia, Australia)&#8211; 30 canali B&#8211;  2 canale D a 64 kbit/s==&gt; Totale 30B+2D = 2048 kbit/s</li>
</ul>
<h3>Funzionamento Chiamate</h3>
<p>I canali D sono usati per <em>iniziare</em> le chiamate. Una volta che la chiamata è iniziata, ad essa è allocato un canale B&#8230; quindi per ogni chiamata deve essere disponibile un canale B (sempre di 64 kbit/s).</p>
<p>Notiamo come i canali B sono allocati sempre in modo dinamico!</p>
<h2>Considerazioni Tecniche</h2>
<p>L&#8217;evoluzione di ISDN l&#8217;ha portato ad essere adottato in anbito aziendale. Queste ultime scelgono spesso tra due opzioni di installazione: il <em>multinumero</em> e la <em>selezione passante</em>.</p>
<h3>Multinumero</h3>
<p>E&#8217; un servizio opzionale. <span class="blue-pen"> Permette di avere un massimo di 8 terminali, sullo steso S-BUS, ognuno raggiungibile direttamente dall&#8217;esterno con un suo proprio numero telefonico</span>.</p>
<ul>
<li>Possibile solo su ISDN accesso base (BRI)</li>
<li>Solo due terminali possono essere attivi contemporaneamente</li>
<li>Non chiede l&#8217;installazione di un PBX</li>
<li>Le chiamate interne sono a pagamento</li>
<li>NT (Network Terminator) deve essere configurato punto-multipunto</li>
</ul>
<h3>Selezione Passante</h3>
<p>E&#8217; un servizio opzionale. <span class="blue-pen"> Permette di raggiungere direttamente i terminali interni appoggiandoci su un PBX (centralino telefonico). Non si ha il limite di 8 terminali su ogni linea ISDN</span>.</p>
<ul>
<li>Possibile sia su linee BRI, sia su linee PRI</li>
<li>Non c&#8217;è limite al numero di terminali interni attivi contemporaneamente</li>
<li>Chiede l&#8217;instllazione di un PBX</li>
<li>Le chiamate interne NON sono a pagamento</li>
<li>NT (Network Terminator) deve essere configurato punto-punto</li>
</ul>
<h3>Considerazioni</h3>
<p>Il multinumero si adatta solo in pochi casi&#8230; spesso perche&#8217; sono richieste telefonate interne gratuite!</p>
<p><span class="blue-pen"><br />
Ad esempio possiamo avere cinque ingressi ISDN: ipotizziamo i numeri telefonici da 02160291<span style="text-decoration: underline;">01</span> a 02160291<span style="text-decoration: underline;">05</span> (Le ultime due cifre individuano la linea fisica, e sono 5 BRI &#8211; quindi max 10 telefonate esterne contemporaneamente).<br />
Grazie alla selezione passante riusciamo ad avere i numeri da 02160291<span style="text-decoration: underline;">00</span> a 02160291<span style="text-decoration: underline;">99</span>&#8230; un range di ben 100 numero!<br />
</span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Introduzione alle Espressioni Regolari</title>
		<link>http://www.fireteam.it/2009/09/introduzione-alle-espressioni-regolari/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 06:35:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>saverio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Programmazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sistema]]></category>
		<category><![CDATA[espressioni regolari]]></category>
		<category><![CDATA[regular expression]]></category>

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		<description><![CDATA[Le espressioni regolari sono utili per descrivere la validità di valori, come ad esempio valori di attributi, dati caratteri, e qualsiasi tipo di valore esprimibile con un certo alfabeto.
Il concetto di espressione regolare è un formalismo importante utilizzato, in varie forme, in svariate applicazioni&#8230; ad esempio nei linguaggi di schema (come DTD di XML) per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-685" title="ingranaggi" src="http://www.fireteam.it/wp-content/uploads/2009/09/ingranaggi.png" alt="ingranaggi" width="170" height="270" />Le espressioni regolari sono utili per descrivere la validità di valori, come ad esempio valori di attributi, dati caratteri, e qualsiasi tipo di valore esprimibile con un certo alfabeto.</p>
<p>Il concetto di espressione regolare è un formalismo importante utilizzato, in varie forme, in svariate applicazioni&#8230; ad esempio nei linguaggi di schema (come DTD di XML) per descrivere sequenze di elementi o caratteri. I linguaggi regolari sono utilizzati in molte altre aree dell&#8217;informatica oltre a XML, dall&#8217;elaborazione del testo e del linguaggio naturale alla verifica formale dei componenti hardware.</p>
<p>Potrebbe essere necessario, ad esempio, vincolare un valore &#8216;data&#8217; in modo tale da rispettare il formato dd-mm-yyyy, ovvero sia composto da due cifre per il giorno, seguite da due per il mese e quattro per l&#8217;anno, tutto separato da un segno meno “-”. Alternativamente possiamo specificare che un certo valore deve essere un numero intero.</p>
<p>Chiamiamo Σ un alfabeto consistente in un insieme di atomi, che tipicamente sono caratteri Unicode o nomi di elementi. Un&#8217;espressione regolare su Σ è costruita in base alle seguenti regole:</p>
<p><span id="more-679"></span></p>
<ul>
<li>ogni atomo in Σ, preso da solo, è un espressione regolare;</li>
<li>se a e b sono espressioni regolari, allora lo sono anche le seguenti:
<ul>
<li>
<pre>a?</pre>
</li>
<li>
<pre>a*</pre>
</li>
<li>
<pre>a+</pre>
</li>
<li>
<pre>a b</pre>
</li>
<li>
<pre>a|b</pre>
</li>
<li>
<pre>(a)</pre>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Gli operatori ?, , e + hanno una precedenza superiore alla concatenazione (l&#8217;operatore vuoto o “giustapposizione”), che a sua volta ha una precedenza superiore a |. E&#8217; sempre possibile usare le parentesi per raggruppare sotto-espressioni, superando così le precedenze di default. L&#8217;espressione ab*|c, in cui l&#8217;alfabeto Σ contiene a, b, e c, è interpretata come (a(b*))|c e non a(b*|c).</p>
<p>Una stringa finita di atomi di Σ può corrispondere o meno a una data espressione regolare a:</p>
<ul>
<li>un atomo r appartenente a Σ corrisponde unicamente al singolo atomo r;</li>
<li>a? corrisponde ad a opzionalmente, ovvero a qualsiasi stringa corrisponda ad a più la stringa vuota;</li>
<li>a* corrisponde a zero o più ripetizioni delle stringhe che corrispondono ad a;</li>
<li>a+ corrisponde ad una o più ripetizioni delle stringhe che corrispondono ad a;</li>
<li>a b corrisponde a ciò a cui corrisponde &#8216;a&#8217; seguito da ciò a cui corrisponde b;</li>
<li>a|b corrisponde all&#8217;unione delle corrispondenze di a e b;</li>
<li>(a) ha le stesse corrispondente di a.</li>
</ul>
<p>L&#8217;espressione regolare (a(b*))|c corrisponde così a tutte le stringhe composte da una a seguite da zero o più b, oppure una singola c da sola.</p>
<p>Un linguaggio regolare è un insieme di stringhe che corrispondono a una qualche espressione regolare.</p>
<p>E&#8217; possibile definire un&#8217;espressione regolare d (che sta per digit, cifra) scrivendo:</p>
<pre>0|1|2|3|4|5|6|7|8|9</pre>
<p>laddove l&#8217;alfabeto è composto ad esempio da tutti caratteri Unicode. Possiamo partire da questa definizione per definire un&#8217;altra espressione regolare &#8216;data&#8217; scrivendo dd-dd-dddd. Naturalmente quest&#8217;espressione corrisponde anche a stringhe come 88-26-9995, che non denotano date reali, ma con un po&#8217; più di sforzo è possibile catturare precisamente l&#8217;insieme di stringhe desiderato: in effetti su può usare un linguaggio regolare per gestire correttamente anche gli anni bisestili, ma allora le cose si fanno parecchie complicate!</p>
<p>La seguente espressione regolare descrive gli interi con un alfabeto composto dalle dieci cifre e dal segno meno:</p>
<pre>0|-?(|1|2|3|4|5|6|7|8|9)(0|1|2|3|4|5|6|7|8|9)*</pre>
<p>Secondo questa definizione, -42, 0, 117 sono accettabili, mentre 000, -0 e 3.14 non lo sono.</p>
<p>Adesso facciamo l&#8217;ultimo esempio, più complicato! In XHTML il contenuto di un elemento table dev&#8217;essere una sequenza che consiste in un elemento opzionale &#8216;caption&#8217; seguito da un certo numero di elementi &#8216;col&#8217; o alternativamente &#8216;colgroup&#8217;, i quali a loro volta sono opzionalmente seguiti da un elemento &#8216;thead&#8217; e uno &#8216;tfoot&#8217;, per concludere almeno un elemento &#8216;tbody&#8217; (o alternativamente &#8216;tr&#8217;). Possiamo scrivere con un&#8217;espressione regolare:</p>
<pre>caption? ( col* | colgroup* ) thead? tfoot? ( tbody+ | tr+ )</pre>
<p>Esistono molte varianti delle espressioni regolari&#8230; ad esempio le regular expression del linguaggio perl: tuttavia la maggior parte di queste varianti si limita ad aggiungere zucchero sintattico alla notazione base che abbiamo appena presentato.</p>
<p>Un&#8217;estensione tipica sono gli intervalli di caratteri: [0-9], ad esempio, è una comoda abbreviazione per indicare le cifre al posto di 0|1|2|3|4|5|6|7|8|9. In modo analogo a{n,m} con n e m numeri interi non negativi, denota da n ad m ripetizioni di a. Un altro esempio sono le espressioni regolari usate nella suit di ufficio OpenOffice.</p>
<div id="attachment_682" class="wp-caption aligncenter" style="width: 857px"><a href="http://www.fireteam.it/wp-content/uploads/2009/09/er.jpg"><img class="size-full wp-image-682" title="EspressioneRegolare" src="http://www.fireteam.it/wp-content/uploads/2009/09/er.jpg" alt="Espressioni Regolari in OpenOffice" width="847" height="320" /></a><p class="wp-caption-text">Espressioni Regolari in OpenOffice</p></div>
<p>Questa è l&#8217;introduzione alle espressioni regolari; per lavorare efficientemente con un vero implementazione di queste espressioni richiede ulteriore studio.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Guida all&#8217;installazione di Windows Server 2003</title>
		<link>http://www.fireteam.it/2009/09/guida-allinstallazione-di-windows-server-2003/</link>
		<comments>http://www.fireteam.it/2009/09/guida-allinstallazione-di-windows-server-2003/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 12:40:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>saverio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sistema]]></category>
		<category><![CDATA[server]]></category>
		<category><![CDATA[windows server]]></category>

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		<description><![CDATA[Successore di Windows 2000, Microsoft Windows Server 2003 (Nome in codice Whistler Server, o anche Windows NT 5.2 o ancora Windows .NET Server) (2003) è una tappa della evoluzione della serie server dei sistemi operativi di Microsoft. Il lancio è avvenuto il 24 aprile 2003.
Windows Server 2003 è basato sulla provata stabilità di Windows 2000 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fireteam.it/wp-content/uploads/2009/09/WindowsServer2003.png"><img class="alignleft size-full wp-image-673" title="WindowsServer2003" src="http://www.fireteam.it/wp-content/uploads/2009/09/WindowsServer2003.png" alt="WindowsServer2003" width="300" height="204" /></a>Successore di Windows 2000, Microsoft Windows Server 2003 (Nome in codice Whistler Server, o anche Windows NT 5.2 o ancora Windows .NET Server) (2003) è una tappa della evoluzione della serie server dei sistemi operativi di Microsoft. Il lancio è avvenuto il 24 aprile 2003.<br />
Windows Server 2003 è basato sulla provata stabilità di Windows 2000 Server e la compatibilità con altre caratteristiche di Windows XP.</p>
<p>Questa guida all&#8217;installazione e configurazione di Windows Server 2003 è rivolta ai sistemisti alle prime armi, oppure a chi vuole costrure il proprio server a casa <img src='http://www.fireteam.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /><br />
Sarà copera la parte della configurazione Hardware di un buon server; successivamente sarà indicato come configurare il Windows Server 2003 appena dopo l&#8217;installazione</p>
<p><span id="more-670"></span></p>
<h2>Installazione Windows Server 2003</h2>
<p>Anche se stiamo in italia, in ambito server installare sempre la versione inglese del sistema&#8230; questo ci può creare problemi per la rappresentazione delle date, ma ci semplifica la gestione: installare sempre gli altri pacchetti in inglese!!!</p>
<h2>Hardware</h2>
<p>Un pò di buon senso&#8230;</p>
<li>server web =&gt; molta RAM</li>
<li>server di file =&gt; molto spazio HD</li>
<p>Per piccole/medie imprese va bene un bi-processore. Per grossi server ci sono macchine a 4 processori: ITANIUM, OPTERON (AMD), XEON (INTEL)</p>
<p>Componenti interni fondamentali per il fault-tollerance:</p>
<p>- Alimentatore interno ridondande,</p>
<p>- Disk-array RAID:</p>
<p>- RAID 0, numero pari di dischi (mirroring)</p>
<p>- RAID 5, numero dispari di dischi + 1 di ripresa a caldo</p>
<p>Sono consigliabili minimo due interfacce di rete: 1 per la rete interna, e 1 per la rete esterna (internet).</p>
<p>Possibilemente schede di rete Gigabit</p>
<p>I moduli di RAM devono essere affidabili: <strong>ECC</strong> (Error Correction Code).</p>
<h2>Preparativi</h2>
<p>Partizionare il disco&#8230; almeno una partizione per il sistema operativo e una per i dati.</p>
<p>Un partizionamento professionale prevede quattro partizioni: System, Swap File, User Data, RIS Partition</p>
<p>Notare che i cilindri esterni del disco sono quelli letti più velocemente&#8230; conviene posizionale in questi posti la partizione di swap. Inoltre è buona norma fare la partiziona del sistema operativo (System) quanto più piccola possibile.</p>
<h2>Configurazione di Base</h2>
<p>Innanzitutto fare tutti gli aggiornamenti, installare le utility (bginfo, siw, ecc&#8230;), ed evitare sempre di usare Internet Explorer per scopi personali.</p>
<h3>Menu e Desktop</h3>
<p>Mettere il menu classico, oppure dalle impostazioni avanzate del desktop permettere di visualizzare le classiche icone sul desktop.</p>
<h3>File temporanei</h3>
<p>Bisogna unificare la cartella dei file temporanei, quindi:</p>
<p>1) Click destro su &#8220;My Computer&#8221; -&gt; &#8220;Proprierties&#8221; -&gt; tab &#8220;Advanced&#8221;</p>
<p>2) Modificare le variabili TMP e TEMP in modo che puntino alla stessa directory sul disco&#8230; ad esempio C:\Temp</p>
<h3>File di swap</h3>
<p>Fissare le dimensioni del file di swap in modo che variazioni del file non portino ad un&#8217;eccessiva frammentazione. Ad esempio:</p>
<p>-&gt; Initial size (MB): 2048</p>
<p>-&gt; Maxium size (MB): 2048</p>
<h3>Effetti grafici</h3>
<p>Eliminare gli effetti grafici:</p>
<p>-&gt; Click destro sul Desktop -&gt; &#8220;Proprierties&#8221; -&gt; &#8220;Appareance ed Effects&#8221;</p>
<h3>Monitor</h3>
<p>Configurare gli Hertz del monitor a 60Hz. In questo modo non avremmo problemi di visualizzazione nel caso operiamo da vecchi terminali.</p>
<h3>Aggiornamenti automatici</h3>
<p>Per avere il totale controllo della macchina e&#8217; bene disabilitare gli aggiornamenti automatici, in modo che <strong>Download the updates automatically and notify me when they are ready to be installed</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Guida al Tuning di Ubuntu Linux</title>
		<link>http://www.fireteam.it/2009/07/guida-tuning-ubuntu-linux/</link>
		<comments>http://www.fireteam.it/2009/07/guida-tuning-ubuntu-linux/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2009 14:04:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>federico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Sistema]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>
		<category><![CDATA[tuning]]></category>

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		<description><![CDATA[Sulla rete ci sono parecchie guide sul come fare il tuning di ubuntu (cioè come alleggerire ubuntu) ma ho deciso di raggruppare il tutto in questa guida.
Ubuntu Linux è una distribuzione piuttosto semplice da usare ma ma stabile, poiché basata su debian, tuttavia ubuntu di default ha molti pacchetti e servizi che si possono tranquillamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 330px"><img src="http://blogulate.com/wp-content/uploads/2007/12/ubuntu_logo_hd_wallpaper.jpg" alt="Fonte: http://blogulate.com" width="320" height="240" /><p class="wp-caption-text">Fonte: http://blogulate.com</p></div>
<p>Sulla rete ci sono parecchie guide sul come fare il tuning di ubuntu (cioè come alleggerire ubuntu) ma ho deciso di raggruppare il tutto in questa guida.</p>
<p>Ubuntu Linux è una distribuzione piuttosto semplice da usare ma ma stabile, poiché basata su debian, tuttavia ubuntu di default ha molti pacchetti e servizi che si possono tranquillamente disabilitare o adattare secondo le proprie esigenze, così facendo guadagneremo in spazio sull&#8217;hdd e qualche mb di ram, questo significa avere un sistema operativo più snello e più reattivo.</p>
<p>La presente guida è valida per la maggior parte degli utenti, ma ovviamente informatevi prima se un servizio\pacchetto non vi serve davvero&#8230; ad esempio chi possiede una stampante HP non dovrebbe disabilitare i relativi servizi per la sua gestione <img src='http://www.fireteam.it/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':-P' class='wp-smiley' /> </p>
<p><span id="more-327"></span></p>
<h2>Disabilitare Servizi</h2>
<p>bene possiamo cominciare:</p>
<p>inanzitutto installiamo da synaptic il boot-up manager che permette di disabilitare alcuni servizi:</p>
<ul>
<li><strong>anacron</strong>, <strong>atd</strong>, <strong>cron</strong> &#8211; servizi di pianificazione, <span style="text-decoration: line-through;"> </span>servono per gli aggiornamenti automatici dei pacchetti di Ubuntu, e altri compiti  un po’ obsoleti,disattivabile.<span style="text-decoration: line-through;"><br />
</span></li>
<li><strong>apport</strong> &#8211; generatore di rapporti per i crash, che andranno salvati in /var/crash.</li>
<li><strong>brltty</strong> &#8211; gestione di dispositivi braille</li>
<li><strong>bluetooth</strong> &#8211; gestisce il bluetooth,se ne fate uso non disabilitatelo</li>
<li><strong>cupsys</strong> &#8211; se non avete\usate una stampante connessa al PC, sappiate che potete disabilitarlo</li>
<li><strong>dhcp3-server</strong> &#8211; se non fate da server dhcp in una rete potete disabilitarlo</li>
<li><strong>hotkey-setup</strong> &#8211; se non usate tasti speciali (ad esempio inun notebook o nelle moderne tastiere multimediali) potete disabilitarlo</li>
<li><strong>laptop-mode</strong> &#8211; si occupa della gestione ottimizzata per allungare la vita alla batteria in un portatile.</li>
<li><strong>phplip</strong> &#8211; se non avete una stampante HP potete disabilitarlo</li>
<li><strong>powernowd*</strong> &#8211; gestione dello scaling della CPU, di solito si usa sui portatili</li>
<li><strong>readahead*</strong> &#8211; serve a precaricare in memoria file/librerie elencate in /etc/readahead/* se avete molta ram potete abilitarlo.</li>
<li><strong>rsync</strong> &#8211; serve a copiare/sincronizzare file in remoto. difficilmente serve</li>
<li><strong>screen</strong> -non so cosa sia ma non ci sono problemi a disabilitarlo (credo)</li>
</ul>
<h2>Disinstallazione di Pacchetti</h2>
<p>Questi sono pacchetti di che di solito sono installati di default ma che sono dinsintallabili (a seconda della necessità dell&#8217;utente). Vi ricordo di leggere prima la descrizione del pacchetto prima di eliminarlo dal sistema!!!</p>
<p>bluez (bluetooth)<br />
hpijs e hplip* (stampanti HP)<br />
ubuntu-docs (documentazione)<br />
gnome-games (i giochi di ubuntu)<br />
gnome-games-data (file contenenti giochi di ubuntu)openoffice.org-help-en-us (file d’aiuto per OpenOffice in inglese)<br />
openoffice.org-help-en-gb (file d’aiuto per OpenOffice in inglese)<br />
openoffice.org-thesaurus-en-au  (supporto lingua inglese/australiano per OpenOffice)<br />
openoffice.org-help-it (file d’aiuto per OpenOffice in italiano)<br />
gimp-help-common (file d’aiuto per GIMP in italiano)<br />
example-content (contenuti d’esempio)<br />
cups* (vari pacchetti relativi alla stampa, <strong>attenzione</strong> con questi!)<br />
gnome-screensaver (gli screensaver)<br />
xsane (consente gi gestire gli scanner)</p>
<h2>Rimuovere Mono</h2>
<p>con questo comando potremmo liberarci di mono,pacchetto presente di default su ubuntu:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;"><strong>Mono è un progetto open sourceNovell (precedentemente da Ximian) per creare un insieme di strumenti compatibili con il Framework .NET, secondo gli standard ECMA coordinato da </strong></p>
<ul style="text-align: left;">
<li><strong> è un programma di instant messaging per MSN.</strong></li>
<li><strong>GLyrics è un programma per la ricerca di testi musicali.</strong></li>
<li><strong>Gnome Do è un lanciatore per Linux (simile a Quicksilver).</strong></li>
<li><strong>iFolder 3 (della Novell) permette la condivisione di file attraverso molteplici computer e con altri utenti tramite peer-to-peer o attraverso server groupware di Novell.</strong></li>
<li><strong>Imendio Blam! è un aggregatore di news e feed RSS buono tra l&#8217;altro per la lettura di feed planet come Planet Gnome.</strong></li>
<li><strong>MonoDevelop è un IDE per la creazione di applicazioni Mono. Originariamente è stato un port di SharpDevelop per Gtk#, ma oggi viene sviluppato indipendentemente.</strong></li>
<li><strong>Muine è un riproduttore musicale con una interfaccia utente progettata per essere intuitiva, sviluppato da Jorn Baayen il quale ha già collaborato allo sviluppo di Rhythmbox.</strong></li>
<li><strong>Second Life, il mondo virtuale creato da Linden Lab, si dice stia per passare dall&#8217;utilizzo del Linden Scripting Language (LSL) a Mono, in un futuro prossimo.</strong></li>
<li><strong>SkyNET è una mappa stellare.</strong></li>
<li><strong>smuxi è un client IRC per utenti esperti scritto usando Gtk#/Gnome#, SmartIrc4net e Nini.</strong></li>
<li><strong>Tomboy è una applicazione desktop per annotazioni che utilizza un sistema di link simile al Wiki.</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: left;">(tratto da wikipedia)</p>
</blockquote>
<p><strong><code>sudo apt-get --purge remove libmono0</code></strong></p>
<h2 style="text-align: left;">Ulteriore Tuning</h2>
<p style="text-align: left;">in generale potete alleggerire il sistema con programmi meno pesanti ad esempio epiphany al posto di firefox,abi word al posto di opneoffice e via dicendo con questo comando eliminate “<strong>evolution-exchange</strong>“ che è un pacchetto che si occupa di cercare il server ms-exchange che spesso non è utilizzato ma occupa ram:</p>
<p><strong><code>sudo apt-get --purge remove evolution-exchange</code></strong></p>
<p style="text-align: left;">ora andate su servizi ed eliminate quelli che non usate o non vi interessano,posto una lista di quelli meno usati (sui dextop)</p>
<p style="text-align: left;">bootlogd e stop-bootlogd<br />
rsync<br />
apmd<br />
powernowd<br />
acpi-support<br />
laptop-mode<br />
mdadm</p>
<p>un altro consiglio che posso darvi è dare un &#8220;apt-get install localepurge&#8221; per installare un programma da utilizzare tramite terminale che consente di eliminare le lingue non utilizzate</p>
<p>Ciao al prossimo articolo!!!
</p>
<p style="text-align: left;"><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Tabella dei comandi Windows-Linux</title>
		<link>http://www.fireteam.it/2009/07/tabella-dei-comandi-windows-linux/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 12:24:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>saverio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sistema]]></category>
		<category><![CDATA[ms-dos]]></category>
		<category><![CDATA[shell]]></category>

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		<description><![CDATA[In un sistema operativo, una shell (o terminale) è un programma che permette agli utenti di comunicare con il sistema e di avviare altri programmi. È una delle componenti principali di un sistema operativo, insieme al kernel. La shell è l&#8217;ambiente di lavoro attraverso il quale è possibile impartire al computer comandi, richiedendo l&#8217;esecuzione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un sistema operativo, una shell (o terminale) è un programma che permette agli utenti di comunicare con il sistema e di avviare altri programmi. È una delle componenti principali di un sistema operativo, insieme al kernel. La shell è l&#8217;ambiente di lavoro attraverso il quale è possibile impartire al computer comandi, richiedendo l&#8217;esecuzione di programmi.<br />
Esistono molti tipi di shell; quando si parla semplicemente di &#8220;shell&#8221;, o anche di &#8220;terminale&#8221;, si intende di solito una shell testuale con cui l&#8217;utente interagisce attraverso un terminale o un emulatore di terminale.</p>
<p>Una shell testuale è un programma dotato di un&#8217;interfaccia a riga di comando, che viene eseguito all&#8217;interno di un terminale testuale. L&#8217;utente digita un comando, ovvero richiede l&#8217;esecuzione di un programma, e il programma eseguito può interagire con l&#8217;utente e/o mostrare dati sul terminale.<br />
Una delle più note shell testuali è il tradizionale &#8220;prompt dei comandi&#8221;, ben noto a quanti hanno familiarità con i sistemi operativi DOS (MS-DOS, DR-DOS, FreeDOS). Per gli utenti di MS-DOS e di alcuni dei sistemi Microsoft Windows la shell è il programma command.com. Anche i sistemi della famiglia Windows NT dispongono di una shell testuale, il programma cmd.exe.<br />
Nei sistemi operativi Unix e Unix-like esistono diverse shell testuali; tra le più note vi sono sicuramente Bash (Bourne-Again Shell) e la Korn shell, ma ne esistono altre come la C shell, con un insieme di funzionalità e caratteristiche di base in comune.<br />
Sono inoltre presenti potenti strumenti per collegare tra loro diversi programmi per svolgere compiti complessi, come le pipe e la redirezione. I programmi Unix più propensi ad essere collegati in questo modo sono detti filtri.<br />
Le moderne shell testuali posseggono diverse funzionalità ergonomiche, tra le quali:<br />
* la cronologia dei comandi eseguiti (o command history), che permette di ripetere gli ultimi comandi digitati;<br />
* il completamento dei comandi (o completion), che permette di completare automaticamente nomi di programmi e di file<br />
* il job control, che permette di avviare in background più programmi o di sospenderli temporaneamente.</p>
<p>Le shell testuali dei sistemi Unix integrano un linguaggio di scripting con il quale è possibile scrivere veri e propri programmi che possono ad esempio automatizzare le operazioni di amministrazione di sistema, semplificandola. La sintassi di tale linguaggio è un&#8217;estensione di quella usata interattivamente, per cui chi è familiare con l&#8217;uso interattivo della shell trova facile e naturale creare degli script.</p>
<p><span id="more-417"></span></p>
<p>Alcune delle funzionalità delle shell dei sistemi Unix sono state riprese in varia misura anche dalle shell testuali per i sistemi Microsoft Windows&#8230; Un utente che passa a Linux ha spesso bisogno di &#8220;tradurre&#8221; i comandi ms-dos in comandi per la shell bash. Bene&#8230; a me è capitato l&#8217;inverso, dopo 5 anni di utilizzo della shell Linux mi è capitato di gestire un server Windows 2003, e non conoscevo i comandi!!!<br />
Per questo ho letto un manuale, ed ho scoperto che possiamo trovare comandi simili nei due ambienti; eccoli riportati in tabella:</p>
<table border="1" cellspacing="1" cellpadding="1" width="100%">
<tbody>
<tr align="center">
<td><strong>Descrizione</strong></td>
<td><strong>Windows/Dos</strong></td>
<td><strong>Linux</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Listato dettagliato dei file della directory corrente</td>
<td>DIR</td>
<td>ls -l</td>
</tr>
<tr>
<td>Listato dei file della directory corrente</td>
<td>DIR /W</td>
<td>ls</td>
</tr>
<tr>
<td>Crea una directory Pippo</td>
<td>MD Pippo</td>
<td>mkdir Pippo</td>
</tr>
<tr>
<td>Cambia la directory corrente in ./Pippo</td>
<td>CD Pippo</td>
<td>cd Pippo</td>
</tr>
<tr>
<td>Rimuove la directory Pippo (solo se vuota)</td>
<td>RD Pippo</td>
<td>rmdir Pippo</td>
</tr>
<tr>
<td>Copia tutti i file nella directory Prova</td>
<td>COPY *.* \Prova</td>
<td>cp * /Prova</td>
</tr>
<tr>
<td>Copia ricorsivamente tutti i file nella directory Prova</td>
<td>XCOPY *.* \PROVA /E /S</td>
<td>cp -dpR * /prova</td>
</tr>
<tr>
<td>Rinomina Atricolo in Lettera</td>
<td>REN Articolo Lettera</td>
<td>mv Articolo Lettera</td>
</tr>
<tr>
<td>Muove tutti i file nella directory Prova</td>
<td>MOVE *.* \PROVA</td>
<td>mv * /prova</td>
</tr>
<tr>
<td>Cancella il file Articolo</td>
<td>DEL Articolo</td>
<td>rm Articolo</td>
</tr>
<tr>
<td>Cancella ricorsivamente una directory (non incluso in windows xp e 2003)</td>
<td>DELTREE Temp</td>
<td>rm -R Temp</td>
</tr>
<tr>
<td>Visualizza il contenuto di Lettera</td>
<td>TYPE Lettera</td>
<td>cat Lettera</td>
</tr>
<tr>
<td>Visualizza il contenuto di Lettera dividendolo per schermate</td>
<td>TYPE LETTERA | MORE</td>
<td>cat lettera | more</td>
</tr>
<tr>
<td>Aiuto sui comandi</td>
<td>HELP HELP</td>
<td>man man</td>
</tr>
<tr>
<td>Formatta un floppy</td>
<td>FORMAT A: /N:18 /T:80</td>
<td>fdformat /dev/fd0u1440</td>
</tr>
<tr>
<td>Copia un floppy in un altro usando due drive</td>
<td>DISKCOPY A: B:</td>
<td>cp /dev/fd0 /dev/fd1</td>
</tr>
<tr>
<td>Copia un floppy in un altro usando un solo drive</td>
<td>DISKCOPY A: A:</td>
<td>cp /dev/fd0 /tmp/pippo ; cp /tmp/pippo /dev/fd0</td>
</tr>
<tr>
<td>Carica le impostazione della tastiera italiana</td>
<td>KEYB IT</td>
<td>loadkeys it</td>
</tr>
<tr>
<td>Pulisce lo schermo</td>
<td>CLS</td>
<td>clear</td>
</tr>
<tr>
<td>Cerca la stringa &#8220;saluti&#8221; nel file Primo.doc</td>
<td>FIND &#8220;saluti&#8221; Primo.doc</td>
<td>grep &#8220;saluti&#8221; Primo.doc</td>
</tr>
<tr>
<td>Partizionare e gestire i dischi</td>
<td>DiskPart</td>
<td>[c]fdisk</td>
</tr>
<tr>
<td>Formattare le partizioni</td>
<td>FORMAT</td>
<td>mkfs.(tipo-fs)</td>
</tr>
<tr>
<td>Cerca la stringa &#8220;saluti&#8221; in tutti i dile .doc</td>
<td>FOR %A IN (*.DOC) DO<br />
FIND &#8220;saluti&#8221; %A</td>
<td>grep &#8220;saluti&#8221; *.doc</td>
</tr>
<tr>
<td>Visualizza le variabili di ambiente</td>
<td>SET</td>
<td>env</td>
</tr>
<tr>
<td>Setta una variabile d&#8217;ambiente temporanea</td>
<td>SET Var=Value</td>
<td>export Var=Value</td>
</tr>
<tr>
<td>Cancella una variabile d&#8217;ambiente temporanea</td>
<td>SET Var=</td>
<td>unset Var</td>
</tr>
<tr>
<td>Elenca i driver caricati nel sistema</td>
<td>DRIVERQUERY</td>
<td>lsmod (non solo per i driver)</td>
</tr>
<tr>
<td>Visualizza il tempo di funzionamento del sistema</td>
<td>SYSTEMINFO</td>
<td>uptime</td>
</tr>
<tr>
<td>Visualizza lo stato della memoria RAM</td>
<td>MEM</td>
<td>free</td>
</tr>
<tr>
<td>Schedulare processi in modo automatico.<br />
Notare che questo è un modo per far eseguire a windows processi in background</td>
<td>schtasks<br />
at</td>
<td>cron</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>La lista non finisce qua, questi sono solo i comandi più importanti <img src='http://www.fireteam.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  , con la quale potete tradurre comandi per DOS in comandi per Linux, e comandi per Linux in comandi per DOS. Se sei un nuovo utente, ti consiglio la shell di Linux, molto più espressiva e personalizzabile!</p>
<p>Se conoscete altri comandi utili alla gestione dei sistemi, commentate pure questo articolo. CIAO!!!</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Gestire un iPod con Ubuntu Linux</title>
		<link>http://www.fireteam.it/2009/06/gestire-un-ipod-con-ubuntu-linux/</link>
		<comments>http://www.fireteam.it/2009/06/gestire-un-ipod-con-ubuntu-linux/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 18:29:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>saverio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>
		<category><![CDATA[iPod]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa guida illustra come gestire un iPod con Ubuntu Linux, nel mio caso è Ubuntu 9.04 e un iPod Silver 4GB della 3° generazione.
Un iPod è un oggetto cool, purtroppo Apple non ancora ci ha regalato una versione di iTunes per Linux&#8230; gli utenti di Ubuntu possono comunque gestire un iPod dal loro sistema operativo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-138" title="Apple iPod Nano Silver" src="http://www.fireteam.it/wp-content/uploads/2009/06/apple-ipod-nano-silver.jpg" alt="Apple iPod Nano Silver" width="300" height="300" />Questa guida illustra come gestire un iPod con Ubuntu Linux, nel mio caso è Ubuntu 9.04 e un iPod Silver 4GB della 3° generazione.<br />
Un iPod è un oggetto cool, purtroppo Apple non ancora ci ha regalato una versione di iTunes per Linux&#8230; gli utenti di Ubuntu possono comunque gestire un iPod dal loro sistema operativo preferito <img src='http://www.fireteam.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>In realtà si è riusciti ad installare su Ubuntu Linux la versione 7.2 di iTunes con l&#8217;aiuto di <strong>wine</strong>. Personalmente ho provato ad installare l&#8217;ultima versione iTunes 8, ottenendo però un errore&#8230; dopo questoco continuato preferendo la strada offerta dal software libero <img src='http://www.fireteam.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><span id="more-137"></span></p>
<h2>File System in Sola Lettura</h2>
<p>Appena inserito l&#8217;iPod via USB è stato subito riconosciuto, e si è aperto Rhythmbox in automatico&#8230; ma appena ho provato a copiarci su un mp3 ho avuto l&#8217;error:</p>
<pre class="shell">Trasferimento di canzone.mp3 fallito.
Errore nell'apertura in scrittura di /media/iPod ... (File system in sola lettura)</pre>
<p>Questo capita quando l&#8217;iPod è stato formattato con un mac; per risolvere questo problema bisogna disabilitare il journal sul file system dell&#8217;iPod. Per farlo ho dovuto collegare l&#8217;iPod ad un mac (sistema operativo Mac OS X), e ho lanciato il comando:</p>
<p># diskutil disableJournal /Volumes/iPod</p>
<p>dove /Volumes/iPod è la directory dove è stato montato in automatico l&#8217;iPod. A questo punto dobbiamo disconnettere l&#8217;iPod con iTunes (che nel frattempo si è aperto), ed il problema è risolto.</p>
<h2>Gestire la Musica</h2>
<p>Per gestire la libreria musicale Ubuntu ci propone il lettore musicale Rhythmbox, uno strumento veramente valido! Appena inserito l&#8217;iPod esso si apre in automatico, e vedremo il lettore nella lista sulla destra.<br />
Se non riusciamo a vederlo probabilmente non è attivato il plugin per gestire gli iPod. Per attivarlo all&#8217;interno di Rhythmbox clicchiamo su &#8220;<strong>Modifica -&gt; Plugin</strong>&#8221; e verifichiamo che sia attivata la voce &#8220;<strong>Lettori portatili &#8211; iPod</strong>&#8220;. Notiamo l&#8217;esistenza tra i plugin della voce precedente &#8220;Lettori portatili &#8211; MTP&#8221;, relativa al plugin per gestire lettori musicali della Creative, ad esempio Zen Video, Zen Nano, ecc&#8230; personalmente ho sempre avuto problemi con questi lettori, e Rhythmbox li gestisce veramente bene!</p>
<p>Una volta configurato Rhythmbox puoi facilmente trasferire la musica sull&#8217;iPod trascinando la musica sull&#8217;icona del lettore <img src='http://www.fireteam.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  niente di più facile.<br />
Alternative a Rhythmbox, sono Amarok, Banshee, ecc&#8230;</p>
<h2>Gestire i File</h2>
<p>Per gestire i file come video, immagini, cover musicali, ed altro possiamo utilizzare gtkpod un programma che ci permette una gestione completa del nostro iPod. Tra le caratteristiche ricordiamo: file recovery, modifica tag musicali, cover art, gestione playlists e podcasts, e gestione avanzata dei file.<br />
Un&#8217;alternativa a gtkpod è Hipo, che però fornisce meno funzioni.</p>
<p>Per gestire le immagini consiglio di utilizzare GPixPod un’applicazione sviluppata per il caricamento e la gestione di foto su Apple iPod di ultima generazione. Realizzato principalmente per GNU/Linux, ha un approccio di modifica manuale delle foto e degli album, offrendo funzionalità più avanzate di quanto iTunes attualmente offra (solo sincronizzazione automatica).</p>
<h2>Gestire i Video</h2>
<p>Per sfruttare al massimo la funzionalità video bisogna imparare a convertire i file AVI in MP4, ed avere un piccolo video adatto alla risoluzione del lettore portatile. Per fare questo installiamo mplayer, che ha un buon encoder (mencoder). Il comando sa lanciare per convertire i video è:</p>
<pre class="shell">$ mencoder -ss 00:36:36 -endpos 00:01:35 \
-of lavf -lavfopts format=mp4 -oac lavc -ovc lavc \
-lavcopts aglobal=1:vglobal=1:vcodec=mpeg4:vbitrate=600:acodec=libfaac:abitrate=128 \
-af lavcresample=24000 -vf dsize=320:240:0,scale=0:0,expand=320:240,harddup -ofps 25 -srate \ 22050 \
-sub "subtitle.srt" \
input.avi \
-o output.mp4</pre>
<p>Questo comando è abbastanza complesso, qui riporto i dettagli:</p>
<ol>
<li>L&#8217;opzione -ss indica il termpo di partenza, e l&#8217;opzione -endpos indica per quanto tempo vogliamo codificare. Usate indieme -ss 00:36:36 e -endpos 00:01:35 stiamo dicendo di codificare dal tempo 00:36:36 fino a 00:38:11 (36:36 + 01:35 = 38:11).</li>
<li>La second, terza, e quarta riga sono specifice per avere la compatibilità con ipod. Se hai uno schermo più grande come quello di iPod Touch, cambia la risoluzione da 320:240 a 480:320.</li>
<li>Se vuoi integrare dei sottotitoli al filmato usa l&#8217;opzione -sub &#8220;subtitle.srt&#8221;.</li>
<li>L&#8217;ultima riga specifica il file di output (quello che sarà trasferito sull&#8217;iPod).</li>
</ol>
<p>Se sei un utente linux avanzato, e ritieni che questo comando sia troppo difficile da richiamare ogni volta, puoi utilizzare questo script shell:</p>
<pre class="shell">#!/bin/bash
#Copyright (c) 2008 bones7456 (bones7456&lt;A&gt;gmail&lt;D&gt;com)
#Modified by puNk!d
#License: GPL
#version 20080911

SAVEDIR="/home/media/video"

INFILE="$1"
PWD=`pwd`
CMD="mencoder -of lavf -lavfopts format=mp4 -oac lavc -ovc lavc "
CMD+="-lavcopts aglobal=1:vglobal=1:vcodec=mpeg4:vbitrate=600:acodec=libfaac:abitrate=128 "
CMD+="-af lavcresample=24000 -vf dsize=320:240:0,scale=0:0,expand=320:240,harddup -ofps 25 -srate 22050 "
if [[ -f "${INFILE%.*}.srt" ]];then
CMD+=" -sub ""\"$PWD/${INFILE%.*}.srt\""
elif [[ -f "${INFILE%.*}.ssa" ]];then
CMD+=" -sub ""\"$PWD/${INFILE%.*}.ssa\""
elif [[ -f "${INFILE%.*}.ass" ]];then
CMD+=" -sub ""\"$PWD/${INFILE%.*}.ass\""
fi

CMD+=" -o ""\"$SAVEDIR/${INFILE%.*}_ipod.mp4\""" ""\"$PWD/$INFILE\""
eval "$CMD 2&gt;&amp;1"</pre>
<p>Now you can run toIpod videofile to convert the video into mp4 file which is stored in /home/media/video, and it will automatically embed the subtitles if the sub file has the same name as the video file.</p>
<p>Note: The credit of this script goes to bones7456, I only did some small modification to deduct the gnome dependency (zenity tool).</p>
<h2>Altro</h2>
<p>Purtroppo questo è tutto quello che so dirvi sull&#8217;uso di iPod sotto Linux <img src='http://www.fireteam.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  Se hai qualcosa da chiedermi o vuoi aggiungere ulteriori informazioni sentiti libero di commentare questo articolo o di contattarmi.</p>
]]></content:encoded>
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		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tunnel Broker IPv6: risorse e guida all&#8217;utilizzo</title>
		<link>http://www.fireteam.it/2009/05/tunnel-brokeripv6-risorse-e-guida-utilizzo/</link>
		<comments>http://www.fireteam.it/2009/05/tunnel-brokeripv6-risorse-e-guida-utilizzo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 May 2009 20:53:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Reti]]></category>
		<category><![CDATA[ipv6]]></category>

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		<description><![CDATA[Commento
In questa guida si è scelto di utilizzare go6.net come tunnel broker IPv6 invece di sixxs.net.
Le motivazioni sono molteplici, ma pur sempre personali dunque siete liberi di scegliere con la vostra testa. La mia posizione è basata sui seguenti fatti:


1) Sixxs si basa su un tipo di iscrizione userfriendly come un calcio sugli zibidei (e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Commento</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In questa guida si è scelto di utilizzare <a href="http://go6.net/" target="_blank"><strong>go6.net</strong></a> come <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tunnel_broker" target="_blank">tunnel broker</a> <acronym title="Internet Protocol version 6">IPv6</acronym> invece di <a href="http://www.sixxs.net/" target="_blank"><strong>sixxs.net</strong></a>.<br />
Le motivazioni sono molteplici, ma pur sempre personali dunque siete liberi di scegliere con la vostra testa. La mia posizione è basata sui seguenti fatti:<br />
</span></p>
<ul style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt; text-align: justify;">
<li><span style="color: #000000;">1) Sixxs si basa su un tipo di iscrizione userfriendly come un calcio sugli zibidei (e mi sono trattenuto a stento dall&#8217;essere volgare), il solo spiegarvela sarebbe troppo lungo &#8230; provare per credere!!!</span></li>
<li><span style="color: #000000;">2) Non solo l&#8217;iscrizione è complessa ma richiede di immettere dati personali che si potrebbe non essere disposti a inserire.</span></li>
<li><span style="color: #000000;">3) La formattazione dei dati inseriti durante l&#8217;iscrizione è rigorosa (per non dire maniacale), sia in caso di inserimenti non precisi, sia in caso di dati non corretti la vostra iscrizione viene BOCCIATA e l&#8217;email che avete usato per il tentativo in questione viene permanente bannata e non potrete tentare nuovamente usando la stessa! E se si accorgono che avete provato con un altro indirizzo di posta invalideranno il nuovo tentativo di iscrizione e la relativa casella di posta perchè secondo la loro ottica avete UNO e UN SOLO TENTATIVO per iscrivervi.</span></li>
<li><span style="color: #000000;">4) Anche in caso di immissione corretta dei dati a primo tentativo (e non sono esagerato quando dico che non è facile , tanto che LORO STESSI ammettono che un utente che prova a iscriversi SU DUE viene &#8220;condannato&#8221; per dati non corretti) l&#8217;iscrizione impiega dai 7 ai 10 giorni, e altri successivi 7 giorni per l&#8217;attivazione del tunneling. WOW!?!</span></li>
<li><span style="color: #000000;">5) Se il regime di terrore costituito nei precedenti tre punti non fosse sufficiente, sixxs.net ha dei vincoli sulla latenza massima di connessione, sul tempo minimo in cui essere connessi e un sistema di crediti (giusto per complicare ancora le cose) per richiedere i singoli servizi.</span></li>
<li><span style="color: #000000;">6) A questo si somma il fatto che non hanno alcun rispetto per l&#8217;utenza, non rispondono alle email e se lo fanno lo fanno scortesemente, non rispettano le tabelle di marcia e non curano il loro progetto (AICCU)</span></li>
<li><span style="color: #000000;">7) Vista non è supportato (il che almeno per me è importante)</span></li>
<li>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> <img src='http://www.fireteam.it/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> Aiccu non è certamente un gran pezzo di software :-\</span></p>
</li>
</ul>
<p><span id="more-47"></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Io ho usato sixxs.net per tanti anni, ora uso go6.net che contrariamente a sixxs.net è caratterizzata da :</span></p>
<ul style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt; text-align: justify;">
<li><span style="color: #000000;">1) Iscrizione che dura in totale 10 minuti</span></li>
<li><span style="color: #000000;">2) Il programma di Go6, Hexago, è facilissimo da installare, simpatico graficamente e molto più completo di AICCU.</span></li>
<li><span style="color: #000000;">3) Non è necessario inserire dati personali importanti durante l&#8217;iscrizione.</span></li>
<li><span style="color: #000000;">4) In 10 minuti si ha un tunnel ipv6 FUNZIONANTE e GRATUITO&#8230;</span></li>
<li><span style="color: #000000;">5) Banda entrante e uscente superiore a 300-400 kbyte/s , anche se la singola connessione è limitata a 60 kbyte/s (quindi dovrete ad esempio scaricare più file per andare più veloci)</span></li>
<li>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">6) Supporta Vista ed io stesso ho fatto da betatester per il team di sviluppo</span></p>
</li>
</ul>
<h2 style="text-align: justify;">Teoria</h2>
</p>
<p style="text-align: justify;">Un tunnel broker <acronym title="Internet Protocol version 6">IPv6</acronym> è un servizio che permette ad un pc connesso alla rete internet tradizionale (<acronym title="Internet Protocol version 4">IPv4</acronym>) di raggiungere <span style="text-decoration: underline;">(E DI ESSERE RAGGIUNTO!)</span> e inviare pacchetti tramite la rete di nuova generazione (ipv6).</p>
<h3>Come funziona?</h3>
<p>Generalmente un tunnel broker si poggia su qualche applicativo che si propone di gestire il tunneling e l&#8217;incapsulamento IPv6-&gt;IPv4. Nel caso di sixxs.net parliamo di <strong>Hexago</strong>. Viene stabilita una connessione TCP tra il vostro PC e un gateway del tunnel broker che è allacciato sia alla rete IPv4 (dunque sapete raggiungerlo) sia alla rete IPv6.<br />
Tramite questa connessione si crea dunque un tunnel, di cui gli end points siete appunto voi e il gateway. Nel tunnel vengono fatti viaggiare pacchetti IPv6 incapsulati, che vengono poi scapsulati e inoltrati dal gateway IPv6.<br />
In termini pratici ogni qual volta indirizzate delle richieste ad indirizzi IPv6 l&#8217;applicativo del tunnel broker (Hexago) crea tramite l&#8217;interfaccia virtuale il pacchetto di rete IPv6 contenente i dati e lo incapsula in un pacchetto di rete IPv4 (tramite l&#8217;interfaccia tramite la quale siete realmente connessi) indirizzando quest ultimo verso il gateway IPv6. Questo estrae il pacchetto IPv6 da quello IPv4 e lo inoltra sulla rete IPv6. Se qualcuno (connesso a sua volta a ipv6 direttamente o tramite tunnelbroker) prova a contattare il vostro IPv6, la richiesta IPv6 arriverà al vostro gateway che inoltrerà la richiesta incapsulandola in un IPv4, che a sua volta vi raggiungerà e verrà esaminato da Hexago il quale si preoccuperà di estrarne il contenuto IPv6 (che infine giungerà a destinazione alla vostra applicazione ipv6 compatible). A questo proposito voglio specificare che le applicazioni DEVONO supportare IPv6 per poter dialogare (mandare e rispondere) con indirizzi IPv6.<br />
Firefox e IE7 ad esempio supportano IPv6 oppure KVirc è un client IRC che supporta IPv6 (e dunque può connettervi a reti IPv6).<br />
Ma questo sarà argomento principale della prossima guida.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Pratica</h2>
<p><strong>Nota:</strong> Su Windows XP, se non ricordo male, come prima cosa dovete installare il modulo IPv6 del sistema operativo tramite il comando &#8220;install ipv6&#8243; da prompt dei comandi. Non mi sembra di ricordare altro&#8230; L&#8217;iscrizione a <a href="http://www.go6.net/" target="_blank">www.go6.net</a> non è necessaria se non avete bisogno di un IPv6 statico. Se va bene anche un IPv6 dinamico (che cambia di volta in volta) potete anche scaricare e installare direttamente l&#8217;applicativo (ma secondo me perderete molti vantaggi facendo così).</p>
<ol>
<li>Per prima cosa recatevi su: <a href="http://www.go6.net/" target="_blank">http://www.go6.net</a></li>
<li>Iscrivetevi (leggete la nota sopra) semplicemente inserendo user pass e email.</li>
<li>Scaricate l&#8217;applicativo Hexago da Applications-&gt;Download , nella parte superiore della pagina.<br />
La versione attuale è : 5.1 build del 19 dicembre 2007</li>
<li>Scaricate e installate il programma.</li>
<li>Di default Gateway6 address è il server anonimo, per chi non si è voluto iscrivere.<br />
Se vi siete iscritti sostituitelo con &#8220;broker.freenet6.net&#8221; e connettetevi inserendo User e Pass nel form sottostante. Fate &#8220;Applica&#8221; e connettetevi.</li>
<li>Se tutto va bene dovreste vedere questo in basso a destra del vostro schermo:</li>
</ol>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-85" title="Tunnel Broker IPv6 01" src="http://www.fireteam.it/wp-content/uploads/2009/05/ipv6_01.jpg" alt="Tunnel Broker IPv6 01" width="320" height="114" /></p>
<p>Questo è Hexago, correttamente configurato:</p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><img class="alignleft size-full wp-image-86" title="Tunnel Broker IPv6 02" src="http://www.fireteam.it/wp-content/uploads/2009/05/ipv6_02.jpg" alt="Tunnel Broker IPv6 02" width="399" height="498" /></td>
<td><img class="alignright size-full wp-image-87" title="Tunnel Broker IPv6 03" src="http://www.fireteam.it/wp-content/uploads/2009/05/ipv6_03.jpg" alt="Tunnel Broker IPv6 03" width="397" height="498" /></td>
</tr>
<tr>
<td><img class="alignleft size-full wp-image-88" title="Tunnel Broker IPv6 04" src="http://www.fireteam.it/wp-content/uploads/2009/05/ipv6_04.jpg" alt="Tunnel Broker IPv6 04" width="396" height="498" /></td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Questo è un ping tra due pc, un fastweb e uno connesso in h3g, usando IPv6:</p>
<pre style="border: 2px inset; margin: 0px; padding: 6px; overflow: auto; width: 600px; height: 400px; text-align: left;" dir="ltr">"Microsoft Windows [Versione 6.0.6000]
Copyright (c) 2006 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati.

C:\Users\DrAg0n&gt;ping drag0n.broker.freenet6.net

Esecuzione di Ping dnsipv6gratis [xxxx:xxxx:xxxx:xxxx::xxxx] da xxxx
 <img src='http://www.fireteam.it/wp-includes/images/smilies/icon_mad.gif' alt=':x' class='wp-smiley' /> xxx:xxxx:xxxx::xxxxcon 32 byte di dati:

Risposta da xxxx:xxxx:xxxx:xxxx::xxxx: durata=372ms
Risposta da xxxx:xxxx:xxxx:xxxx::xxxx: durata=366ms
Risposta da xxxx:xxxx:xxxx:xxxx::xxxx: durata=355ms
Risposta da xxxx:xxxx:xxxx:xxxx::xxxx: durata=382ms

Statistiche Ping per xxxx:xxxx:xxxx:xxxx::xxxx:
    Pacchetti: Trasmessi = 4, Ricevuti = 4,
    Persi = 0 (0% persi),
Tempo approssimativo percorsi andata/ritorno in millisecondi:
    Minimo = 355ms, Massimo =  382ms, Medio =  368ms"</pre>
<p>Dove &#8220;<em>dnsipv6gratis</em>&#8221; è il dns IPv6 che vi viene dato gratuitamente da go6.net la prima volta che vi connettete. Lo potete trovare sotto lo Status di Hexago con il nome di Delegated User Domain.</p>
<p>Come vedete avete appena scavalcato la NAT tramite IPv6 <img src='http://www.fireteam.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /><br />
Non è un metodo low latency (per quello consiglio sempre e solo Hamachi), però questo permette di avere una discreta banda e di essere indirizzati da tutta l&#8217;utenza IPv6 (anche quelli iscritti ad altri tunnel broker).</p>
<p>Benvenuti sulla rete del futuro IPv6!</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Modello ISO/OSI, Internet Protocol Suite, IPv4 e IPv6</title>
		<link>http://www.fireteam.it/2009/05/modello-isoosi-internet-protocol-suite-ipv4-e-ipv6/</link>
		<comments>http://www.fireteam.it/2009/05/modello-isoosi-internet-protocol-suite-ipv4-e-ipv6/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 May 2009 20:07:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Reti]]></category>
		<category><![CDATA[ipv6]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa è il modello ISO/OSI?
Una rete di calcolatori è definita come un insieme di calcolatori interconnessi tra loro e autonomi, tutti allo stesso grado di importanza.
Il modello ISO/OSI ci permette di descrivere tali calcolatori (i nostri computer) come un insieme di 7 livelli sovrapposti. Questa astrazione è utile poichè ci permette di scomporre il difficile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #000000;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 1.3em;"><strong>Cosa è il modello ISO/OSI?</strong></span></span></h2>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Una rete di calcolatori è definita come un insieme di calcolatori interconnessi tra loro e autonomi, tutti allo stesso grado di importanza.<br />
Il modello ISO/OSI ci permette di descrivere tali calcolatori (i nostri computer) come un insieme di <strong>7 livelli</strong> sovrapposti. Questa astrazione è utile poichè ci permette di scomporre il difficile problema della comunicazione tra calcolatori in più sotto problemi, ognuno risolto da un livello osi differente. Questo principio è molto usato anche in programmazione sotto il nome di Divide et Impera.</span>
</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Lo strato 1 &#8220;<strong>fisico</strong>&#8221; si occupa della cruda trasmissione di bit su un canale fisico (il cavo ethernet che arriva all&#8217;HAG nel nostro caso), lo strato 2 &#8220;<strong>Datalink</strong>&#8221; ci permette di dividere il flusso dei nostri bit trasmessi in trame e di controllare eventuali errori di trasmissione svolti dallo strato 1, lo strato 3 &#8220;<strong>Network</strong>&#8221; ci permette di poter scegliere tra servizi con connessione o connectionless, si occupa del routing e di suddividere le informazioni in pacchetti, lo strato 4 &#8220;<strong>Transport</strong>&#8221; divide le informazioni in frammenti, ripropone servizi connection oriented o connectionless affidabili o non affidabili e rieffettua un controllo di errore, lo strato 5 &#8220;<strong>Session</strong>&#8221; che permette di gestire le connessioni create a strato sottostante, lo strato 6 &#8220;<strong>Presentatio</strong>n&#8221; che gestisce il formato delle informazioni processate e lo strato 7 &#8220;<strong>Application</strong>&#8221; con le applicazioni utente.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-64"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il modello ISO/OSI definisce solo i compiti di ogni strato, ovvero le interfacce, ovvero i comandi o primitive (o servizi) che questi dovrebbero offrire a strato superiore ma non indica esattamente QUALI protocolli e quali implementazioni utilizzare. Questo per mantenere la massima compatibilità ad ogni cambiamento possibile. Ogni strato dal quarto livello in su del calcolatore A dialoga con lo strato corrispondente del calcolatore B attraverso l&#8217;interfaccia (ovvero l&#8217;insieme dei servizi) fornita dallo strato sottostante. I primi 3 strati invece dialogano con i rispettivi strati di una serie di nodi appartenenti al percorso che porterà a B.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-full wp-image-66" title="Modello ISO/OSI" src="http://www.fireteam.it/wp-content/uploads/2009/05/modello_iso_osi.jpg" alt="Modello ISO/OSI" width="694" height="654" /><br />
</span>
</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questo modello ha una valenza teorica fondamentale, ma nella pratica lo standard che si è diffuso differisce in alcuni punti dal modello  e mi riferisco all&#8217;Internet Protocol Suite (IPS).</span></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;IPS è basato su TCP/IP ed è in insieme di protocolli che vengono usati dai nostri calcolatori tutti i giorni. Similmente al modello ISO/OSI rappresenta la macchina come un insieme di livelli sovrapposti, ma solo 4 questa volta.</p>
<ul style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt; text-align: justify;">
<li><span style="color: #000000;">- Il livello <strong>Host-to-network</strong>, che non viene definito esattamente proprio per permettere di far lavorare gli strati superiori in maniera indipendente dal tipo di connessione fisica usata e si occupa della trasmissione e della correzione di errori.</span></li>
<li><span style="color: #000000;">- il livello <strong>Internet</strong> che si occupa del routing, utilizza protocollo IP e associa un indirizzo IP alla sua interfaccia e offre servizi solo connectionless (diversamente dal Network del modello OSI)</span></li>
<li><span style="color: #000000;">- il livello <strong>Transport</strong> che si basa su TCP (connection oriented e affidabile) e su UDP (connectionless e non affidabile) e interfacce identificate da socket</span></li>
<li><span style="color: #000000;">- il livello <strong>Application</strong> in cui vengono definiti una serie di protocolli a livello utente come ad esempio l&#8217;HTTP o l&#8217;SMTP che a loro volta eseguiranno i loro compiti basandosi su TCP o UDP che a loro volta si baseranno su IP.</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
Questo modello non è aperto, HTTP funziona solo su TCP che funziona solo tramite IP. Il socket del TCP è la coppia indirizzoip:porta , e questo sottolinea quanto TCP e IP siano vincolati. IP dunque non può essere sostituito, poichè richiederebbe la sostituzione del TCP e questo viola l&#8217;indipendenza tra gli strati e la suddivisione elencata prima. Ma nonostante questa incorrettezza formale, l&#8217;IPS è la suite di protocolli più usata oggi come ben sapete. Prima di andare avanti definiamo bene cosa è un protocollo, ovvero un insieme di operazioni da eseguire in un determinato ordine per comunicare con un&#8217;entità posta sul nostro stesso livello. Ovviamente quindi il protocollo HTTP consisterà in una serie di manipolazioni dati, di richieste di servizio, di primitive che lo porteranno a richiedere ad esempio (tramite l&#8217;interfaccia del TCP) una pagina web ad una entità che appartiene al suo stesso livello (ovvero questo accade tra client http come un browser e un server http come HFS). Un browser http come mozilla firefox, è un&#8217;applicazione che grazie al protocollo HTTP ottiene dal server HTTP la suddetta pagina da visualizzare poi nella finestra in questione. Ora un servizio connection oriented è un servizio di trasmissione basato sul concetto di controllare (prima di trasmettere) che il nostro interlocutore esista e sia pronto a dialogare. Normalmente quindi le due entità di pari livello (chiamate peers) si scambiano pochi messaggi per instaurare una connessione TCP per poi iniziare la trasmissione vera e propria. Un servizio connectionless come UDP non fa niente di tutto questo, trasmette direttamente e non si cura di nulla. Oltretutto TCP è affidabile, ritrasmettendo automaticamente i frammenti persi , mentre UDP non lo è. UDP è adatto ad esempio a streaming audio/video, in cui non ci interessa veramente ricevere tutti i frammenti, quanto invece avere una buona trasparenza temporale, in modo da sentire/vedere un flusso continuo e costante di informazioni (mentre la singola perdita di frammento non comporterebbe nulla, sarebbe impercettibile all&#8217;occhio o orecchio umano, e anche se lo fosse sarebbe una distorsione di bassa entità) mentre il TCP perderebbe tempo a ritrasmettere i frammenti persi. Per gli utilizzatori di Hamachi bisogna precisare che è vero che questo utilizza UDP, ma l&#8217;affidabilità e il connection oriented vengono garantiti ad un livello superiore &#8220;virtuale&#8221; (in pratica ci pensa il programma stesso ad assicurarsi che arrivi tutto ed ad instaurare una connessione ad un livello virtuale).</span>
</p>
<p style="text-align: justify;">La versione del protocollo IP attualmente utilizzato è la 4 ed è caratterizzata da questo formato dei pacchetti:</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-76" title="Pacchetto ipv4" src="http://www.fireteam.it/wp-content/uploads/2009/05/pacchetto_ipv4.jpg" alt="Pacchetto ipv4" width="752" height="556" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il problema è che avendo solo 32 bit di campo destinazione e sorgente possiamo avere solo (2 alla 32) &#8211; 1 indirizzi ip diversi i quali, per un motivo o per un altro, oggi sono in esaurimento (esaurimento in fase terminale fra l&#8217;altro).</span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-77" title="Pacchetto ipv6" src="http://www.fireteam.it/wp-content/uploads/2009/05/pacchetto_ipv6.jpg" alt="Pacchetto ipv6" width="726" height="474" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il protocollo IP versione 6 invece presenta 128 bit di indirizzamento arrivando ad avere svariati miliardi di ip per metro quadro di superficie terrestre. Oltretutto risparmia eliminando il checksum dell&#8217;header (controllo d&#8217;errore) dell&#8217;IPv4 basandosi sul fatto che viene già fatto sia dallo strato superiore che inferiore. Il pacchetto IPv6 presenta anche il campo flowlabel (usato per avere a livello Internet delle pseudo connessioni). Per poter utilizzare tale protocollo dovremmo però cambiare anche il TCP in TCPv6, e lo stesso dicasi per UDPv6 e anche molti protocolli di strato application dovrebbero (purtroppo) essere modificati. é una trasformazione lenta e dolorosa che costa molto e nessuno vuole fare benchè ogni giorno sempre più inevitabile. In svariate parti del mondo esistono già provider che offrono connettività alla rete ipv6.</span></p>
<p style="text-align: justify;">La rete IPv6 dunque altro non è che una rete di calcolatori che usa una suite di protocolli basati su IPv6, ed è una vera e propria seconda internet. Ovviamente un calcolatore può appartenere sia alla rete IPv4 che alla rete ipv6 ed è su questa lenta trasformazione e su uno stato intermedio &#8220;ibrido&#8221; che si deve basare la migrazione a IPv6.<br />
Come vedremo questo è ottenibile tramite servizi di tipo tunnel broker che permettono di poter inoltrare delle richieste sulla rete ipv6 anche se il proprio provider non supporta tale tipo di connettività. Questo argomento verrà trattato nella prossima guida. Esempi di tunnel broker sono <a href="http://www.sixxs.net/" target="_blank">http://www.sixxs.net</a> e <a href="http://www.go6.net/" target="_blank">http://www.go6.net</a></p>
<p style="text-align: justify;">Per qualsiasi richiesta di informazioni, se volete comunicarmi che qualche parte della guida non sia chiara, potete contattarmi tramite commento, mail, o in chat&#8230;<br />
&#8230;Ciao!</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Ubuntu &#8211; Errore di indicizzazione dal Tracker Applet</title>
		<link>http://www.fireteam.it/2009/05/ubuntu-errore-di-indicizzazione-dal-tracker-applet/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2009 15:22:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>saverio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>
		<category><![CDATA[indicizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[tracker]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fireteam.it/?p=49</guid>
		<description><![CDATA[Questo articolo illustra come risolvere il problema di indicizzazione:
Tracker Applet
-----------------------
Tracker
There was an error while performing indexing:

Index corrupted
[ Reindex all contents ] [ Cancel ] [ OK ]
su Linux Ubuntu 9.04 (Jaunty Jackalope), quando si inserisce una memoria esterna&#8230; come una penna usb.
Il problema nasce perchè il sistema operativo cerca di indicizzare i dati sulla memoria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo articolo illustra come risolvere il problema di indicizzazione:</p>
<pre style="border: 2px inset; margin: 0px; padding: 6px; overflow: auto; width: 400px; height: 114px; text-align: left;" dir="ltr">Tracker Applet
-----------------------
Tracker
There was an error while performing indexing:

Index corrupted
[ Reindex all contents ] [ Cancel ] [ OK ]</pre>
<p style="text-align: justify;">su Linux Ubuntu 9.04 (Jaunty Jackalope), quando si inserisce una memoria esterna&#8230; come una penna usb.<br />
Il problema nasce perchè il sistema operativo cerca di indicizzare i dati sulla memoria esterna, che può essere stata compromessa su altri computer (ad esempio quando togliamo la chiavetta usb senza prima smontarla correttamente).</p>
<p><span id="more-49"></span>
</p>
<p style="text-align: justify;">Personalmente non ritengo utile indicizzare il contenuto di una chiavetta usb in quanto è di norma molto più piccola del disco interno, quindi ho preferito disabilitare l&#8217;indicizzazione sulle memorie esterne. Per fare ciò basta cliccare su <strong>Sistema -&gt; Preferenze -&gt; Ricerca e indicizzazione</strong>, e togliere la spunta dalla casella &#8220;Indicizzare le directory montate&#8221;:</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-54" title="Tracker Directory Montate" src="http://www.fireteam.it/wp-content/uploads/2009/05/tracker_directory_montate.png" alt="Tracker Directory Montate" width="600" height="186" /></p>
<p>Per essere ulteriormente sicuri aggiungiamo la directory <em>/media</em> tra i percorsi ignorati come in figura:</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-55" title="Tracker Directory Ignorate" src="http://www.fireteam.it/wp-content/uploads/2009/05/tracker_directory_ignorate.png" alt="Tracker Directory Ignorate" width="600" height="266" /></p>
<p>Se il problema persiste allora c&#8217;è bisogno di ricostruire gli indici. Per fare questo digitiamo da shell:</p>
<pre style="border: 2px inset; margin: 0px; padding: 6px; overflow: auto; width: 400px; height: 114px; text-align: left;" dir="ltr">$ sudo apt-get install tracker-utils
$ tracker-processes -r # --hard-reset</pre>
<p>A questo punto il problema dovrebbe essere risolto!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fireteam.it/2009/05/ubuntu-errore-di-indicizzazione-dal-tracker-applet/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
